ANNO 16 n° 272
Smartworking: come incrementarlo in azienda
03/12/2020 - 15:16

 

Incrementare lo smartworking in azienda, che sia pubblica o privata, non è un processo così veloce e immediato come si potrebbe pensare, sebbene la situazione sanitaria abbia dato una veloce spinta. In realtà, non si può cambiare l’organizzazione del lavoro d’ufficio da un giorno all’altro. Lo stesso discorso vale per le abitudini. Si tratta di un processo che richiede tempo e organizzazione. Il cambiamento da un lavoro pagato ad ore a uno incentrato sulla produttività non è per niente facile.

Smartworking e telelavoro

Si parla di smartworking significa assolutamente permettere ai dipendenti di lavorare da casa ma piuttosto adottare un nuovo paradigma, rivoluzionando tutta l’attività. Tanti confondono lo smartworking come il telelavoro che in effetti significa semplicemente svolgere l’attività in un luogo diverso dall’ufficio. Invece, lo smartworking prevede di organizzare in maniera differente l’attività, permettendo ai dipendenti di definire in maniera autonoma gli spazi e gli orari di lavoro, aumentando l’autonomia e la responsabilità. Questo significa che in realtà si può svolgere smartworking anche alla propria postazione in ufficio. Per questa ragione, l’ufficio e il luogo di lavoro restano fondamentali e bisogna curare la pulizia e igiene anche grazie alle offerte di aspirapolvere antiacaro.

Quali sono i fondamentali dello smartworking

Nel momento in cui un’azienda vuole passare allo smartworking, ci sono alcuni fondamentali che permettono di organizzare i dipendenti. Sebbene non siano controllati a vista l’obbligo di timbrare il cartellino, ci sono altre motivazioni.

Il rapporto di lavoro viene fondato su tre colonne: autonomia, scopo e padronanza. Per quanto riguarda l’autonomia, si fa riferimento autonomia del lavoro, dell’orario e di tecnica. Ogni singolo dipendente può stabilire di quale lavoro o parte del progetto occuparsi. Ovviamente, lo smart Working si fonda sull’autonomia di orario in maniera che ogni lavoratore definisca da sé come organizzare la sua giornata. Si tratta di una motivazione molto forte perché permette di avere maggiore flessibilità per gestire la famiglia, gli amici e gli altri impegni. Si parla di autonomia di tecnica per Indicare invece la possibilità per il lavoratore di decidere come processare ogni task.

Quando invece si parla di padronanza, si fa riferimento alla spinta per migliorare sé stessi e il lavoro. Se lo smartworking porta maggiore coinvolgimento, il coinvolgimento stesso comporta padronanza. Si tratta di un atteggiamento mentale, noto anche come mind set.

Perché lo smartworking funzioni c’è bisogno anche di un terzo fattore cioè lo scopo, il quale dà contesto ai primi due. Per essere motivati e produttivi c’è bisogno di perseguire un obiettivo. Questo permette alla dipendente che lavora in smartworking di condividere la mission e la vision aziendale. Il lavoratore non è quindi mera forza lavoro ma diventa un portatore di interessi, cioè uno stakeholder. La motivazione che spinge un lavoratore a impegnarsi anche se non è sotto stretto controllo di un capo ufficio, non è il profitto ma il successo dell’azienda per cui lavora. La comunicazione interna Deve quindi essere votata al benessere collettivo e Le politiche aziendali sempre dare a nuovi scopi e obiettivi.






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