ANNO 16 n° 274
Siria: Assad cambia strategia e va al contrattacco ad Aleppo, migliaia in fuga
25/07/2012 - 09:56

Nella notte tra martedì e mercoledì l'esercito ha cambiato strategia. E ha dirottato le truppe su Aleppo nelle prime ore del mattino di mercoledì. Secondo testimoni, i governativi non hanno esitato a usare gli elicotteri militari per bombardare gli antichi rioni della città vecchia, inserita tra i siti Unesco del patrimonio dell'umanità, e in tarda serata fonti dei ribelli riferiscono che «migliaia di truppe» fedeli al regime a bordo di mezzi corazzati sono stati ritirati dall'altipiano strategico di Jabal Al-Zawwiya, nella provincia nord orientale di Idlib, per dirigersi proprio su Aleppo. La Turchia ha fatto poi sapere che mercoledì chiuderà tutti i valichi di confine con la Siria. La decisione arriva dopo che i ribelli siriani hanno preso il possesso di alcuni punti della frontiera. Ma la decisione non è stata confermata da Ankara.

IL BILANCIO DEI MORTI - Martedì almeno 26 delle oltre 110 persone uccise oggi in Siria sono morte nella provincia di Aleppo, in cui sono in corso duri scontri tra i soldati di Damasco e i ribelli. Lo fa sapere l'Osservatorio siriano per i diritti umani. Sulla principale città siriana di Aleppo hanno volato caccia ed elicotteri, attaccandola pesanemente, riferisce l'Osservatorio. Oggi l'esercito del governo ha ripreso gran parte della capitale Damasco, con scontri dentro e fuori la città. Gli attivisti hanno ammesso di essersi ritirati da varie parti.

UN PROIETTILE AL MINUTO - Ma non si è comunque fermato il bombardamento a Damasco: l'artiglieria e i razzi delle forze siriane hanno colpito il quartiere di al-Tel, alla periferia della capitale, controllato dai ribelli. Lo riferiscono residenti e attivisti dell'opposizione. In una situazione così drammatica centinaia di famiglie in fuga. Si è seminato il panico e spingendo centinaia di famiglie ad abbandonare le loro case. Il 216/o battaglione meccanizzato di stanza vicino ad al-Tel ha bombardato la località, di circa 100 mila abitanti, sparando un proiettile al minuto, e i primi resoconti parlano di edifici residenziali colpiti. Tel, situata a otto chilometri a nord di Damasco, è caduta nelle mani dei ribelli la scorsa settimana, insieme a diversi altri distretti della capitale e dei dintorni, dopo la bomba che ha ucciso quattro fedelissimi del presidente Bashar al Assad.

IL DISERTORE - Il generale di brigata Manaf Tlass, una delle figure di maggiore spicco tra le Forze Armate lealiste prima di cadere in disgrazia e disertare recentemente, è riapparso in pubblico per la prima volta in un'intervista rilasciata a al-Arabiya, l'emittente satellitare pan-araba di Dubai, nella quale ha esortato i connazionali «a unirsi per la Siria del dopo-Bashar al-Assad, a fare anche l'impossibile pur di garantire l'unità del Paese, e a essere fiduciosi nella costruzione di una Siria nuova».

LE NOMINE DEI VERTICI DI SICUREZZA - Stretto riserbo da parte di Damasco su quanto riferito martedì da fonti diplomatiche occidentali a Beirut, secondo cui il presidente al Assad avrebbe rimescolato le carte ai vertici delle agenzie di controllo e repressione. Spicca la nomina del generale in pensione Ali Mamluk, già capo dei servizi interni e poi consigliere presidenziale, a responsabile dell'Ufficio della sicurezza nazionale al posto di Hisham Ikhtiyar, morto - almeno ufficialmente - nell'attentato a Damasco del 18 luglio.

GLI SFOLLATI - E mentre non si hanno ancora notizie dei due italiani scomparsi in Siria la settimana scorsa, l'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) ha reso noto la stima aggiornata del numero degli sfollati interni dall'inizio delle violenze: un milione e mezzo di persone è senza casa e privo di assistenza medica e alimentare. Sempre secondo l'Onu, i siriani fuggiti all'estero sono invece almeno 115mila.

corriere.it






Facebook Twitter Rss