

Il Consiglio di sicurezza Onu condanna il regime siriano per aver bombardato la popolazione civile a Hula,dove sono state uccise 116 persone, violando la risoluzione impone lo stop delle violenze. Evitato il veto della Russia. Obama vorrebbe l'esilio di Assad. Ieri almeno 33 le vittime ad Hama.
La strage di Hula è «il vile testamento di un regime illegittimo». È l'opinione della Casa Bianca che s'è detta «inorridita» dall'uccisione di tanti civili.
La Russia si oppone tuttavia da tempo a qualsiasi cambiamento di regime e auspica una soluzione negoziata tra governo e ribelli. Il piano del presidente americano Barack Obama prevede invece una soluzione politica negoziata che possa soddisfare l'opposizione, lasciando però al potere parte del governo di Assad. L'obiettivo della Casa Bianca è di mettere in piedi una transizione simile a quello in corso nello Yemen. Dopo mesi di violenze il presidente Ali Abdullah Saleh ha accettato di lasciare il potere cedendo il controllo del paese al suo vice Agbdu Rabbu Mansour Hadi, attraverso un accordo negoziato con i paesi arabi vicini. Hadi, pur essendo in seguito stato eletto, viene percepito come un leader di transizione.
Il governo istituisce commissione d'inchiesta: non siamo responsabili della strage. Oggi il governo siriano ha annunciato la costituzione di una commissione d'inchiesta sul massacro di Hula, dove gli osservatori Onu hanno accertato la morte di 92 civili, tra i quali 32 bambini. Contrariamente a quanto sostiene la comunità internazionale, Damasco nega di essere dietro all'attacco: «Si tratta di un massacro terrorista contro la popolazione - dice il portavoce del ministero degli Esteri, Jihad Makdessi -. Abbiamo formato una commissione congiunta dell'esercito e della giustizia che indagherà sull'insieme dei fatti e che pubblicherà i suoi risultati tra tre giorni».
I ribelli: basta con il piano di pace dei Annan, attacchiamo. I disertori dell'Esercito siriano libero (Esl), citati dalla Cnn, annunciano rappresaglie contro i militari fedeli al presidente Bashar al Assad. «Dopo questa lunga attesa, una prova di pazienza e costanza, il comando congiunto dell'Esl in Siria annuncia che non è più possibile rispettare il piano di pace mediato da Kofi Annan, che il regime utilizza a proprio vantaggio per perpetrare altri massacri contro i civili disarmati - dice il portavoce dell'Esl, colonnello Qasim Saad Eddine, in un video postato su Youtube - E' chiaro che il piano Annan è morto, e Bashar al Assaf e la sua gang criminale non capiscono altro che il linguaggio della forza e della violenza». «Esortiamo i nostri combattenti, i soldati e i rivoluzionari a condurre attacchi organizzati e pianificati contro i battaglioni di Assad e i membri del regime» tuona un altro leader dell'opposizione armata, il generale Mustafa Al-Sheikh. «L'unico linguaggio che il regime capirà è quello delle armi: aspettate e vedrete, faremo pagare loro ogni singola goccia di sangue che è stata versata» ribadisce Bassim al-Khaled, portavoce di un altro gruppo armato.
Attivisti: 13mila morti dall'inizio della rivolta. In Siria oltre 13.000 persone, in maggioranza civili, sono morte dall'inizio della rivolta di metà marzo 2011. Lo riferisce l'Osservatorio per i diritti dell'uomo precisando che le vittime sono 9.183 civili, 3.072 membri dell'esercito e 794 disertori.
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