ANNO 16 n° 273
Singh: Da ingegnere meccanico a schiavo
Cacciato dall'azienda in cui lavorava perchč chiedeva lo stipendio
24/07/2011 - 17:08

Singh è stato soccorso in una fredda mattina di febbraio. Delle chiamate al 113 avevano segnalato la presenza di una persona che si aggirava con fare sospetto all’interno della stazione ferroviaria di Tarquinia.

Immediato l’intervento. Ma quale fare sospetto? Si era rifugiato lì per non morire assiderato. Affamato ed infreddolito, Singh erano un paio di giorni che vagava senza meta per Tarquinia.

Da quando era stato cacciato dall’azienda in cui “lavorava” perché si era permesso nuovamente di richiedere l’intero stipendio che compariva da busta paga.

Singh, alto 1 metro e 65, ridotto a pesare non più di 40 chili, ha 31 anni, ma ne dimostra almeno 10 o 15 in più. Ha solo una busta di plastica celeste con se. Nessun cappotto o giubbotto coprono la sua lurida camicia a quadri di 6 o 8 misure più grande, ereditata evidentemente da chi ha l’abitudine di avere lo stomaco più volte pieno nel corso dell’anno. Le scarpe per metà prive di suola. Nella busta tutto il suo tesoro.

Buste paga di relativo alto valore (500 o 600 euro mensili), il suo sogno retributivo mai però percepito. Singh non è venuto a rubare o a spacciare in Italia.

In commissariato riscaldato e rifocillato, racconta la sua storia…Singh appartiene ad una famiglia medio benestante del regione del Punjab, immensa pianura alluvionale che si estende tra l’india settentrionale e il Pakistan.

Singh è laureato in ingegneria meccanica. Come molti suoi connazionali di “elevato” livello culturale, sogna e cerca un futuro migliore di quello indiano.

È avvicinato da persone che gli propongono un lavoro in Italia. Lo stipendio medio indiano è di circa 80 euro mensili. 600 euro sono un sogno!

Per ottenere il lavoro deve però anticipare 15000 euro. Come fare? …

 Singh prende un prestito con la “banca dell’india”, ipotecando tutti i suoi beni, la sua terra, la sua casa e quella delle sua famiglia e parte. Giunto in Italia il lavoro prospettatogli è la pastorizia. Poco male. Si impegna e riesce.

Ma la paga retribuitagli in realtà è di 100 euro mensili, cifra con la quale in Italia riesce a male pena a comprarsi dell’economicissimo cibo, per giunta andatogli a comprare dal titolare, contro la restituzione delle 100 euro pagate di stipendio.

Singh abita in un angolo di una stalla. Senza finestre. Con una porta in arrugginita lamiera. Senza acqua, senza servizi igienici. Un secchione di ferro per WC da condividere con gli altri due connazionali occupanti i maleodoranti 30 metri quadrati di sporcizia. Per lavarsi c’è l’acqua della mungitrice. All’aperto. Quando non fa troppo freddo.

“Il latte lo devo ancora vendere!...” si sente dire: “i soldi interi della busta paga te li darò più avanti!...” si sente ripetere mese dopo mese dall’imprenditore, che intanto si è acquistato un fuoristrada nuovo di ultima generazione.

 Ma le banche in India non attendono!

 Singh, non paga le rate, ed in pochi mesi non ha più nulla, ha per giunta rovinato la sua famiglia. Non ha più soldi per tornare. Ormai il suo futuro sarà questo. La mera sussistenza alimentare contro 13/14 ore di lavoro al giorno. Tutti i giorni. Per sempre…

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