



VITERBO - Chi l’avrebbe mai detto, anche una decina di anni fa, che a conquistare il nostro Paese sarebbe stato il casual food? L’italiano, ormai in fuga da ambienti costrittivi e non stimolanti, preferisce gustare delizie da asporto o fermarsi in contesti spartani da solo o in compagnia. La prima regola del casual è lasciarsi andare e godere di momenti semplici, quasi a eternare il passeggero: l’esigenza associata ai nuovi concept alimentari è quella di consumare piatti schietti, non rifiniti, ma che risultino parte di uno scenario e di un’esperienza.
La “Più buona che ci sia” per soddisfare questa domanda (o almeno un’alternativa al compìto bistrot in centro)? È ovviamente l’offerta de La Piadineria, catena di casual food che propone ingredienti antichi nel guscio di una friabile piadina, rendendo una scoperta le abitudini consolidate.
Onde evitare misunderstanding, l’idea fondante del marchio è proprio quella di restaurare il piacere per i sapori di sempre, uniti però a una comunicazione che guarda in faccia la gioventù e il desiderio di evasione. Il claim traino dell’azienda, sui nostri schermi dallo scorso anno, è intitolato “La Trapiada”, in omaggio al nome omofono del capolavoro di Verdi.
Le simpatiche situazioni che prende sono estrapolate dalla quotidianità: un lavoratore d’ufficio, una parrucchiera, due meccanici in officina e due giovani usciti dall’università interpretano il desiderio di un pranzo soddisfacente, cantando con voci sonore e spigliate. Il ritornello è una fantasia di radici storiche e bisogni recenti: “Siam d’accordo, su, suvvia/Tutti a La Piadineria!”.
La scena passa alla vera protagonista della campagna, mascherata da guest star all’occorrenza: una piadina suggerita per bontà degli abbinamenti o l’ultima lanciata. Alla fine dei circa cinquanta secondi, una dei due studenti – dark quanto basta nei vestiti, ma con un sorriso davvero sornione – mostra la piadina che andrà presto a mangiare: una ricetta super golosa e al contempo attenta alle contaminazioni, alle sensibilità di palati diversi e all’influenza esotica dell’uso di aromi.
Piadina è quindi prosciutto, squacquerone, rucola e relax? Sì, ma con uno sguardo carico di aspettative verso il domani e dell'obiettivo di di rendere piacevole al pubblico una commissione ordinaria, come lo stesso acquisto del pranzo. Tra le note positive la genuina vendibilità del prodotto attraverso le rime, che liricizzano il tentativo di sperimentare la novità.