

di Stefano Marini Balestra
VITERBO - Un maturo maschio di quasi sessant’anni complice una calda serata d’estate nonché qualche bicchiere di vino di troppo, in mancanza della moglie ricoverata in ospedale a Roma, non riesce a frenare i suoi impulsi sessuali e cosi tenta di assaltare la vicina di casa.
Tanto risulta dagli atti del rinvio a giudizio dell’uomo per quanto verbalizzato dai carabinieri la serata del 28 luglio 2018 che, chiamati dal marito della donna assaltata nel suo letto dal suo vicino di casa penetratole in camera passando da un comune balcone.
Ascoltati come testi dell’accusa davanti al Collegio del Tribunale presieduto dalla dr.ssa Elisabetta Massini, i carabinieri hanno raccontato aver trovato l’uomo in abiti succinti (soltanto un paio di mutande nere) in stato confusionale sotto il portone dello stabile con segni di graffi sul dorso e sul braccio e di conseguenza lo condussero in caserma per le formalità di rito mentre un’ambulanza intervenuta dava soccorso alla signora in stato di shock.
A questo punto non è stato possibile ascoltare la testimonianza della donna costituitasi parte civile a ministero dell’avv. Andrea Danti perché quest’ultimo ha chiesto procedersi a “porte chiuse” per la evidente scabrosità del racconto della sua assistita, che si riferisce essere stata improvvisamente assaltata sul suo letto dal focoso vicino, completamente nudo, mentre si era assopita.
Qualche mistero sulla vicenda c’è?
Perché la donna non era in camera da letto con il marito, che pure presente in casa dette solo l’allarme ai carabinieri?
Perché una chiave in grado aprire il portoncino di casa della vittima era in possesso dell’Imputato?
Se ne saprà alla prossima udienza fissata per il proseguo del dibattimento.