ANNO 16 n° 273
Shopping, quelli dell'ultimo minuto
Cittā paralizzata per la corsa ai regali. E il centro commerciale č una bolgia
24/12/2015 - 02:01

di Andrea Arena

VITERBO – Via Garbini sembra The Strip, il mitico viale di Las Vegas: e non è soltanto per i casinò (qui: sale slot) a perdita d’occhio. No, è il traffico, le luci, lo strombazzare costante e affettuoso degli automobilisti imbestialiti. E lo smog, certo, lo smog, quello è inconfondibile. Ma bisogna percorrerla per forza, la via, e dribblare camionisti bulgari che ti stringono dentro la rotonda, e i pedoni sciatti, e le nonnine sprint, se si vuole raggiungere la Mecca, uno qualunque dei centri commerciali che intasano – nel vero senso della parola – la parte nord della città. A sud, per fortuna, invece dei megastore hanno preferito costruire i banalissimi Monti Cimini.

Parcheggio strapieno, e sono appena le cinque. Dice: ma tutti qui, adesso, per i maledetti regali dell’ultimo minuto, o per caso c’è un comizio di Beppe Grillo? La prima che hai detto, tutti furbissimi a cinque stelle. Così, anche i questuanti si radunano di fuori, a offrire chissà cosa, a chiedere l’elemosina soprattutto. Stravaccati in terra, regolare. Altri dribbling alla Messi.

Dentro è bolgia, neanche troppo dantesca. Gli addobbi. I luccichii. I Babbi Natale finti e quelli veri, meglio se con accento partenopeo. Le musiche natalizie che no, non riusciranno nel pur nobile intento di distrarre il compratore dal suo shopping quotidiano. La scelta non manca, appena si riesce a scartare con un guizzo alla Iannone il tizio che ti sta venendo addosso con un televisore di 56 politici (a led, che domande) caricato sul carrello.

Dunque, i negozi di cellulari vanno per la maggiore. Smartphone e tablet, tariffe e abbonamenti, accessori e cover. E’ la scoperta dell’acqua calda, d’accordo – la tecnologia va sempre così di moda –, e però fa un certo effetto sentire la signora impellicciata (con dieci gradi di temperatura)  chiedere al commesso gandhiano ‘’WhatsApp me ce lo può mettere, verooooo?''’. Idem al negozio di profumi, senza balocchi. E in quello per gli articoli sportivi: chi non ha un amante del running (l’evoluzione del footing prima e del jogging dopo) in famiglia, al giorno d’oggi?

Ma la notizia è un’altra. C’è una fila bestiale pure alla libreria. Roba da non crederci. Un serpentone di gente che s’attorciglia intorno agli scaffali per raggiungere l’agognata cassa e, finalmente, pagare l’ultimo libro di Walter Veltroni (per la cronaca: s’intitola ‘'Ciao’’, che è sempre meglio di ''arrivederci’’ ma sempre peggio di ‘'addio’’). Ci mancava solo questo: i viterbesi leggono i libri, li regalano, li scelgono. Dove andremo a finire di questo passo, signora mia?

Nella vetrina di un negozio di abbigliamento, un altro choc, la campagna ‘'Scatta un selfie e puoi vincere mille euro e fare shopping con Belén'’. Sopra, gigantesca foto di Belén e Stefano De Martino: ''Ma non è che adesso che si sono separati il concorso non vale più?’’, chiede una ragazzina ad altre due amiche. Bella domanda.

Resta un ultimo passaggio prima di uscire e di dirigersi ad un altro centro commerciale della zona. Bisogna attraversare le forche caudine del reparto alimentari. Immenso. Brulicante di persone, carrelli, bambini, nonni. Eppure ordinato, la merce non è razionata (sennò occorrerebbero le tessere annonarie), ai banchi del fresco c’è una disciplina che neanche all’accademia della Nunziatella. Quello del pesce è uno spettacolo scenico inimitabile, da acquolina in bocca, e uno quasi si aspetta di vedere Fantozzi e Filini adagiati sul ghiaccio, limone in bocca e tranci pronti. Sarà un cenone pazzesco, e se oggi vi manca qualche ingrediente potete tornare volentieri nel vostro centro commerciale di fiducia. All'ultimo minuto.






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