ANNO 16 n° 275
Shakespeare a 'Quartieri dell'Arte'
A tu per tu con il regista Sandro Mabellini
07/09/2011 - 14:47

Venerdì sera (9 settembre) ‘Quartieri dell’Arte’, il festival che vede nel ruolo di direttori artistici Gian Maria Cervo e Alberto Bassetti, comincia da ‘La dodicesima notte’. L’edizione 2011 apre quindi con Shakespeare. Appuntamento per le 21 presso la suggestiva location del cortile di Palazzo Gentili, via Saffi. Il testo, riscritto da Davide Carnevali, farà molto discutere di sé. A metterlo in scena il bravo regista Sandro Mabellini. Siamo andati a intervistarlo per avere da lui delle anticipazioni sullo spettacolo.

Gian Maria Cervo ha definito questa apertura di ‘Quartieri dell’Arte’ come molto divertente. Perché?

Va precisato che la struttura del testo di Shakespeare è stata mantenuta dall’inizio alla fine. Il fatto nuovo è che tutto è stato riattualizzato alla nostra situazione politica. Il pubblico non faticherà a individuare riferimenti agli usi e costumi dell’Italia di oggi. Ogni richiamo a specifici politici si noterà, non può passare inosservato. Si tratta poi di uno spettacolo molto musicale. Sul palco avremo i ‘Signori G’, che faranno rivivere lo spirito del grande Giorgio Gaber. E proprio una canzone di Gaber chiude il primo tempo e lancia il secondo. Si tratta di fatto di uno spaccato della nostra contemporaneità. In sostanza è uno spettacolo anche su ciò che leggiamo tutti i giorni sui giornali.

Cosa altro c’è?

Lo spettacolo gioca anche sull’ambiguità dei personaggi, il femminile e il maschile vengono fuori in modi del tutto inaspettati, è una rappresentazione di parole, corpi e di voci dati in pasto agli spettatori; una specie di opera post-brecthiana su tematica dell’oggi. Tutte le figure in scena vengono neutralizzate, dal punto di vista del sesso, da un abito maschile comune per tutti. Anche per le attrici. Le differenze tra uomini e donne vengono fuori, anche in maniera molto sensuale, solo attraverso le parole e gli atteggiamenti. Il tema portante però resta la “denigrazione” del potere attuale.

Considerando che tutto va in scena all’interno di un palazzo istituzionale, sede della Provincia, assisteremo a una roba piuttosto forte. La location non è dunque una scelta casuale?

Sicuramente no ma al giorno d’oggi il quadro del potere si è talmente evoluto che molte cose, rispetto al passato, sono cambiate. Con le ultime decisioni al centro della manovra, tipo la soppressione proprio delle Province, si sta sviluppando una certa tensione tra il centro del potere e le periferie. Anche un palazzo tradizionalmente istituzionale come la Provincia finisce quindi per giocare il ruolo di vittima di scelte di altri. Lo spettacolo di fatto esprime un malessere collettivo, di tutti. Riguarda tanto la gente comune quanto un presidente di un ente Provincia.

Come sta vivendo questa esperienza con Quartieri dell’Arte?

Con una doppia sensazione. Sono da una parte preoccupato per il futuro degli artisti, ai quali proprio in questi giorni è stata cancellata la disoccupazione. In pratica non ci considerano più lavoratori. Dall’altra sono convinto che proprio questo nostro lavoro può aiutare la gente a pensare e gettare i germi del cambiamento. Proprio dall’interno di questa crisi attuale mi rendo più conto dell’importanza dell’arte e della cultura per la costruzione e il mantenimento di un mondo civile.






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