ANNO 16 n° 272
Sfratti in calo, ma la morositą resta alta: 220 sentenze nell'anno del Covid
I dati della provincia di Viterbo. Confermato il blocco delle esecuzioni fino al 31 dicembre
21/10/2021 - 07:05

VITERBO - (sim.lup.) -  Diminuisce nell’anno del Covid il numero di sfratti emessi in provincia di Viterbo: i provvedimenti del tribunale sono stati 220, per la maggior parte legati a problemi di morosità. La flessione generale è del 33,13% rispetto al 2019. Ancora più netto il calo degli sfratti eseguiti: 21 in tutto, con una riduzione pari all’81,25 per cento. Un effetto diretto del blocco posto dal governo sulle procedure per il rilascio degli immobili a seguito dell'emergenza epidemiologica. Tregua che per le morosità maturate durante la pandemia durerà fino alla fine di quest'anno, la Corte costituzionale ha confermato ieri la legittimità del provvedimento.

La fotografia aggiornata dell'emergenza abitativa arriva dall'ultimo report  pubblicato sul portale del Ministero dell'Interno. Nel 2020 su scala nazionale gli sfratti emessi sono stati 32.536 (-34,22% rispetto all’anno precedente), nel Lazio 5.512 (-17,61%). La morosità resta la principale causa all’origine dei contenziosi tra inquilini e proprietari: 28.024 i provvedimenti emessi sotto questa voce in Italia e 4908 nel notro territorio regionale. Nella Tuscia gli sfratti emessi per il mancato pagamento dell’affitto sono stati 205, con una concentrazione maggiore nel capoluogo (194) rispetto al resto della provincia (11).

Il grosso dell’emergenza abitativa si concentra sulla capitale, dove gli sfratti emessi nel 2020 sono stati 4841 (-15,14%). Dietro Roma, molto distanziate, le altre province. In ordine decrescente: Latina 281 sentenze (28,47%), Viterbo 220 (-33,13%), Frosinone 84 (-47,5%) e Rieti 78 (-15,22%).

Intanto ieri la Corte Costituzionale ha dichiarato infondate le eccezioni in merito alla sospensione delle esecuzioni degli sfratti durante la pandemia introdotta dal governo. L’accusa era quella di aver favorito, tramite la sospensione, i conduttori rispetto ai locatori dell’affitto.

''Attendiamo, naturalmente, di conoscere le motivazioni della pronuncia ma non possiamo che esprimere una valutazione molto positiva della sentenza'', ha commentato l’Unione inquilini. L'associazione aveva presentato una memoria scritta in cui spiegava che gli interventi di sospensione delle esecuzioni durante la pandemia fossero assolutamente giustificate dalla necessità primaria della tutela della salute pubblica. ''Una indicazione questa molto importante per Prefetture, Regioni e Comuni per una gestione sanitariamente e socialmente sostenibile nei territori''.

Per l’Unione inquilini serve comunque una soluzione strutturale all'emergenza abitativa: ''Un vero piano casa di incremento dell'offerta di alloggi di edilizia residenziale pubblica a canone sociale, senza consumo di suolo e con il recupero e il riuso ai fini abitativi dell'enorme mole di patrimonio immobiliare in disuso, vuoto e in degrado. Il Pnrr ne può e deve essere il volano''.






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