

ISCHIA DI CASTRO - Gli dà un cazzotto e muore dopo pochi minuti per il forte stress subito, l’aggressore condannato a 6 anni e 8 mesi.
Ieri la decisione del tribunale viterbese riunito in Corte d’Assise: sull’uomo, un nigeriano di 39 anni, pendeva l’accusa di omicidio preterintenzionale.
È il 7 ottobre 2013, una giornata tranquilla ad Ischia di Castro: vittima e aggressore si ritrovano casualmente in un bar del centro, il Bar Giglio. All’improvviso la furia del ragazzo: alterato e visibilmente agitato chiede ripetutamente alla ragazza dietro al bancone di una persona che avrebbe dovuto incontrare e che però non si è presentata. Quindi la rabbia, inarrestabile che preoccupa la barista: “Ho chiesto all’unica persona presente di rimanere con me, di non lasciarmi sola” ha raccontata in aula nel corso di un’udienza. E ad essere presente, in quel momento, è il 65enne Benedetto Giovannoni. Che prima riesce a tranquillizzare il 39enne, poi rimane vittima della sua violenza.
“Il ragazzo se ne va, poi torna - ricostruisce in aula il pubblico ministero - e quando torna non ci vede più dalla rabbia: colpisce chiunque. Ha una rabbia cieca. E ad avere la peggio é Benedetto, che si prende uno schiaffo, un pugno in faccia”.
Quell’aggressione, come sottolineato dalla consulente del tribunale, la dottoressa Aromatario, non lascerà alcun segno visibile sul corpo e sul viso della vittima. Ma ben altre saranno le sue conseguenze. Ben più drammatiche. Il 65enne dopo nemmeno un’ora da quel colpo si accascia a terra e muore: un infarto non gli lascerà scampo.
”Ora non rimane che chiederci se quell’uomo sarebbe morto comunque se, poco prima, non fosse stato aggredito. Non rimane che chiederci se quel giorno, nonostante il suo quadro clinico delicato, Benedetto avrebbe avuto un infarto” fa riflettere l’accusa. E per il tribunale viterbese la risposta sembra essere una e sola: no. Il 65enne Giovannoni è morto perché aggredito dal 39enne di origine nigeriana. E non per cause naturali o comunque legate alla sua critica situazione di salute.
Per questo il pubblico ministero chiede una pena a 10 anni di carcere, ridimensionata poi dalla giuria: per il ragazzo una condanna a 6 anni e 8 mesi.
E a niente vale l’arringa del suo legale: “L’autopsia e l’esame compiuti dalla dottoressa Aromatario ci mostrano come il signor Giovannoni sia morto d’infarto, ma in nessun modo possono dimostrare che esista un nesso di causalità tra la litigata e il malore. Benedetto avrebbe potuto litigare con chiunque. Con la moglie. Con un passante. Con un famigliare. Litigare e provocare uno stato di agitazione in una persona non è vietato dall’ordinamento. Non possiamo condannare un ragazzo per questo”.
La sentenza di condanna arriva dopo quasi due ore di camera di consiglio.