



VITERBO - Negli ultimi anni, ad aver piegato l’agricoltura italiana e della Tuscia sono state non solo le operazioni non sempre risolutive degli alti organi istituzionali, ma anche la minaccia del cambiamento climatico: l’annata corrente è stata buia per i raccolti di olive e gli ortaggi primaverili, nonostante il duro lavoro degli agricoltori e la lotta per un futuro diverso di tutto il loro settore.
Remo Parenti, presidente di Confagricoltura Viterbo-Rieti, sostiene che “stanno venendo meno le condizioni per fare agricoltura”: il silenzio dei piani decisionali, però, sembra essere profondo, tant’è che “non vedo riscontro rispetto alle informazioni che diamo a chi sta seduto come rappresentante istituzionale”. Le mobilitazioni a bordo dei trattori appaiono come una delle poche strade efficaci da percorrere civilmente e senza indugio.
“Vista la gravità della situazione reale, dovuta ai prezzi, alle produzioni che sono sempre difficili da fare e dovuta ai cinghiali, che aumentano di anno in anno insieme ai danni che provocano, noi dobbiamo rappresentarla realmente sia a chi è rappresentante istituzionale, sia ai cittadini”. È grande il timore di Parenti per il declino del settore agricolo: “Se da qui a qualche anno l’agricoltura è finita, finisce un ulteriore elemento di importanza economica per tutto il territorio”.
Parenti ha inoltre sottolineato che il problema dell’abbandono dei terreni è alle porte, soprattutto per la cura delle colture più apprezzate. Sarebbe difficilmente accettabile che le giovani generazioni di figli di agricoltori decidessero di scegliere una nuova professione, abbandonando il Viterbese e addirittura l’Italia.
L’avviso del presidente è netto: l’agricoltura costituisce una fonte di sostentamento essenziale anche per i piccoli borghi della Tuscia, in cui commercianti e artigiani sono al lumicino, oltre ad essere sempre meno a livello numerico. Le eccellenze delle nostre zone sono invece una ricchezza da custodire e tramandare, un traino economico dalle potenzialità ancora forti.
“Io credo che noi agricoltori – ha aggiunto il presidente - saremo costretti a fare quello che è stato fatto lo scorso anno (le manifestazioni, ndr), ma le modalità devono essere ben diverse: noi non dovremo replicare quel che è successo nelle nostre dimostrazioni, che devono essere pacifiche, civili e rispettose nei confronti di tutti gli altri cittadini.” Per Parenti, a prescindere dalla strategia utilizzata, è però necessario che gli agricoltori si uniscano indipendentemente dai propri colori politici o sindacali: deve giungere alle istituzioni il messaggio chiaro di una fascia di lavoratori che non ha più tempo da perdere.
Il presidente incontrerà anche l’assessore all’Agricoltura della Regione Lazio Righini, per fare ulteriormente chiarezza sulle problematiche del settore agricolo. Per il problema dell’invasione dei cinghiali a Viterbo si è già confrontato con la sindaca Frontini, che si sta attivando per risolverlo, tuttavia l’aiuto più importante dev’essere quello degli organi decisionali di riferimento nazionali e internazionali.
Per quanto riguarda la moria di nocciole nella Tuscia, Parenti ha ricordato di essere stato il primo ad aver lanciato l’allarme, prontamente recepito dalla consigliera regionale Valentina Paterna, scomparsa prematuramente. Il presidente attende anche delucidazioni dal professor Speranza del dipartimento Dafne dell’Unitus: la soluzione della vespa samurai, pur essendo la migliore al momento, comporterebbe comunque lunghi tempi di azione.
In conclusione, Parenti ha confidato nell’ascolto delle necessità degli agricoltori da parte di chi di dovere: le infiltrazioni della fauna selvatica e la siccità permanente continuano ad essere i principali ostacoli per il settore.