

di Annamaria Lupi
VITERBO – La fotografia che emerge dal settore Servizi sociali del Comune, per quanto riguarda i primi nove mesi di quest’anno, testimonia una situazione di disagio economico e sociale che non sembra avere tregua.
Nel 2017 a Viterbo 306 persone hanno presentato domanda per usufruire del Rei (Reddito di inclusione ex Sia ndr.), nel 2018 sono salite a più di 550. Dato aggiornato a fine settembre. Pertanto con possibile incremento di richieste da qui alla fine dell’anno.
Con l’assessora Antonella Sberna abbiamo scandagliato la realtà di uno dei settori comunali più delicati per l’incidenza che ha sulla cittadinanza, iniziando dalla composizione dell’utenza che si rivolge ai Servizi sociali.
“A fine settembre al Segretario sociale, che è il front office di accettazione, il 70% delle domande è pervenuto da italiani e il restante 30 da stranieri. Queste le percentuali delle richieste, poi dipende se saranno prese in carico o no”.
Qualche tempo fa l’assistenza domiciliare era stata sospesa, qual è ora la situazione?
“Erano state sospese le nuove attivazioni prima dell’estate per una questione di fondi. Si erano verificati più casi rispetto allo scorso anno e quindi, in base alla previsione economica, non potendo garantire l’assistenza a tutti fino a dicembre abbiamo dovuto sospendere le nuove attivazioni e cercare di capire come reperire fondi dal bilancio. Quando ci siamo insediati abbiamo capito subito che si trattava di un problema fondamentale perché l’assistenza domiciliare è uno dei servizi base dell’assessorato. Perciò, appena è stato possibile, abbiamo fatto una ricognizione del bilancio con le risorse dedicate a questo tipo di esigenza e poi, con l’assestamento, avendo reperito anche delle risorse comunali siamo riusciti a fare tutta una serie di conteggi e bilanciamenti riuscendo a ripristinare il servizio che sta ripartendo”.
Di quali numeri stiamo parlando?
“Circa 140 assistiti a cui ne sono aggiunti più di una quarantina, attualmente in lista d’attesa che cercheremo quanto prima di rimettere in circolo. Ora tutte le domande saranno esaminate e la lista riprenderà a scorrere. Sono numeri che possono aumentare nel tempo. Ci stiamo impegnando per dare una risposta il più possibile tempestiva ed esaustiva all’utenza”.
A quanto corrispondono i fondi a disposizione del suo assessorato?
“Per l’assistenza domiciliare annualmente il Comune, tra fondi propri e quelli regionali, investe circa 800mila euro. Per quanto riguarda invece il Reddito di inclusione si tratta di una misura di contrasto alla povertà richiedibile da coloro che rispettano determinati requisiti economici, come un ISEE non superiore a 6000 euro e un valore ISRE non superiore a 3000 in aggiunta a requisiti relativi al patrimonio mobiliare ed immobiliare diverso dalla casa di abitazione. Consiste in un beneficio economico che varia da un minimo di circa 180 euro a un massimo di circa 540 calcolato in base al reddito a disposizione e al numero dei componenti il nucleo familiare. L’importo viene erogato, per un periodo massimo di 18 mesi, dall’Inps tramite una carta elettronica rilasciata da Poste italiane. E’ importante sottolineare che non si tratta di una misura meramente “assistenzialistica” in quanto i nostri uffici, oltre all’istruzione delle pratiche e all’assistenza tecnica, si occupano della stesura di progetti personalizzati – che coinvolgono tutti i membri del nucleo familiare – e dell’attivazione di specifici interventi di inclusione sociale e lavorativa volti al superamento della condizione di povertà”.
Sono molti gli utenti che hanno fatto richiesta per accedere al Rei?
“Nel 2017, quando la misura era ancora denominata Sia, erano stati circa 200. Quest’anno alla fine di agosto avevamo già superato quota 500 e oggi siamo giunti a circa 600 utenti”.
Numeri importanti ma soprattutto persone che hanno esigenze importanti a cui necessita dare risposte. Il suo assessorato può contare su risorse adeguate?
“Purtroppo le risorse risultano essere sempre troppo poche. Come assessorato stiamo cercando di implementare i fondi in maniera poderosa, cercando di reperire risorse regionali o progetti che transitano dall’Europa. Vogliamo provare a intercettare tutta quella serie di procedure, di bandi e di opportunità che offre la Regione e che non riguardano in senso stretto le erogazioni per il Piano di zona ma che vengono erogate in più per progetti di sostegno alla povertà. Una cosa che intendo sollecitare alla Pisana è il sostegno per il contributo affitti perché l’emergenza abitativa è un’altra di quelle realtà con cui dobbiamo confrontarci quotidianamente. E laddove il Comune non può far fronte con il proprio patrimonio abitativo potrebbe essere una misura che, negli scorsi anni quando era prevista, ha dato ristoro a tante famiglie. E non graverebbe sul bilancio comunale”.
Una problematica a cui ha fatto riferimento durante una riunione, tenutasi a Viterbo un paio di settimane fa, alla presenza della sua omologa regionale Alessandra Troncarelli
“Ho perorato la causa della contribuzione per gli affitti perché per noi è una delle emergenze più importanti e quindi chiediamo alla Regione uno strumento per poterla fronteggiare. E non solo con quello che c’è in essere in questo momento, ossia la morosità incolpevole, perché è uno strumento molto difficile da poter gestire a causa dei vincoli che prevede. Abbiamo quindi chiesto, nelle more del budget regionale, di valutare uno strumento che possa essere maggiormente operativo per dare risposte a chi ha tale necessità perché è una delle problematiche più pressanti. I rappresentanti regionali hanno recepito l’input che ho visto non essere stato espresso solo dal nostro Comune ma anche dai molti altri amministratori presenti all’incontro”.
Qualche tempo fa è stato annunciato che, dall’avanzo vincolato del 2017, erano stati svincolati circa 900mila euro proprio per i servizi sociali. Una bella iniezione di risorse
“Vorrei evidenziare che non si tratta di risorse in più ma rientrano nel bilancio di programmazione per il 2019. Invece, per quanto riguarda la variazione approvata in giunta, stiamo parlando di tutti quei fondi rimasti vacanti nel bilancio comunale che i vari settori e assessorati hanno intercettato e ridistribuito a seconda le esigenze. Il nostro ha chiesto solo 180mila euro che corrisponde appena al fabbisogno necessario dei servizi in corso per arrivare alla fine dell’anno. Ricordiamo che stiamo lavorando con un bilancio approvato precedentemente al nostro insediamento. Il prossimo potrà essere concertato dalla nuova amministrazione e ci sarà anche spazio per una riorganizzazione dei servizi in modo più funzionale e quindi anche delle risorse”.