ANNO 16 n° 272
Serve un traduttore, rinviato il processo alla gang
I pusher parlavano tra loro in macedone e ucraino, si allungano i tempi del procedimento
04/11/2021 - 13:03

di Andrea Stefano Marini Balestra

VITERBO - Mancano i traduttori, slitta l'udienza. Si tratta del processo che pende davanti al Tribunale di Viterbo che vede imputati ben 11 soggetti di nazionalità straniera che componevano una gang operante a Viterbo nel 2015. Nessuno dei componenti raggiungeva i 30anni di età.

Quell’anno, una brillante operazione dei militari dell’Arma sgominò una banda dedita non solo al piccolo spaccio fuori dalle scuole superiori, ma anche allo scasso di macchinette self service. La banda operava nei giorni festivi per lo scasso e nei giorni di scuola per lo spaccio. Circa una trentina i componenti, qualcuno italiano, gli altri stranieri originari della Romania, Ucraina e Macedonia.

Dopo il blitz dei carabinieri, vennero tutti rinviati a giudizio. Sei di loro scelsero giudizi abbreviati per godere dei benefici di pena, ma gli altri, tutt’ora a processo ordinario.

Il dibattimento, però si è arrestato ieri perché parte delle intercettazioni telefoniche delle conversazioni tra gli imputati non erano state tradotte dal macedone ed ucraino, mentre lo sono state quelle in romeno.

Inevitabile lo stop del processo e la nomina di un perito che possa decrittare da lingue inusuali, quali appunto i dialetti macedoni ed ucraini, mentre le traduzioni delle conversazioni telefoniche in lingua romena sono regolarmente agli atti.

Al perito è stato dato ampio termine per depositare il suo elaborato, quindi, il processo è fissato per una prossima udienza in primavera 2022.






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