ANNO 16 n° 274
''Serve pił trasparenza
nei seggi elettorali''
Riceviamo e pubblichiamo l'intervento
del professor Giampiero Spinelli
06/06/2013 - 16:09

Riceviamo e pubblichiamo 

Il seggio è frequentato da persone che ricevono un incarico istituzionale, e perciò con un ruolo giuridico, e da persone, invece, incaricate da un gruppo politico. Il fine di entrambi è quello di cooperare e sorvegliare le varie operazioni elettorali; fra queste l'identificazione dei cittadini e, al termine delle stesse, lo scrutinio. E' allo scrutinio che si rivolgono le maggiori attenzioni in quanto determina il risultato in base al quale un sindaco o più gruppi avranno la maggioranza per reggere la cosa pubblica.

La televisione ci ha abituato allo svolgimento di quelle operazioni e le ha trasformate in uno spettacolo con le tele puntate su un personaggio o un altro, sull'urna che nel buio segreto raccoglie le schede, alfine rivelate dai vari attori che le stanno attorno.

Secondo la legge, il presidente ha l'incarico di sovrintendere le operazioni disposte con modalità che vorrei definire perentorie. E' proprio questa un carattere della legge. Allora ti aspetti che il presidente disponga lo scrutinio come legge comanda e gli scrutatori - cioè quelli che scrutano i documenti e le schede - insieme vigilino su tutto.

La tele, dicevo, mostra giovani forzuti che sollevano un'urna di cartone e al comando del reporter rovesciano sui tavoli le multicolori schede e subito dopo tre-quattro componenti il seggio si avventano sulle stesse, le aprono e le accatastano per gruppo come loro sembra il segno sul simbolo. Qui entra in gioco il presidente: sale sulla pedana e suona uno spartito, già disvelato poco prima dagli stessi scrutatori.

In un altro le cose vanno in modo diverso, magari un po' più marziale o pomposo, tuttavia la procedura è sempre nebulosa e forse lacunosa. Il presidente - saggio - incarica uno o anche due ragazzotti di pescare le schede, aprirle e ammucchiarle secondo il gruppo prescelto. Egli, il saggio, ora si fa consegnare o prende lui stesso un mucchio e comincia la lettura del messale, spesso senza tradire emozioni, ma non sono rare le predilizioni quando lo stesso si avventura ad interpretare la volontà ovvero ad assegnare una data volontà all'ignaro elettore.

Nel seggio accanto, o in un altro di un altro edificio, si consumano riti analoghi o diversissimi sulle operazioni di voto. L'esperienza ci ha abituato ad ogni sorta di fantasia, interpretazione e piccoli o grandi abusi. Uno dei più ricorrenti riguarda l'ammucchiamento di un particolare tipo di schede: quelle in sospetto di nullità che i vari rappresentnti di lista vorrebbero convalidare od annullare a seconda dell'appartenenza. Questi improvvisati attori spesso faticano a distinguere obiettività e regolarità. Il presidente, da saggio si fa accomodante e col tacito plauso degli scrutatori, ammicca sornione e suggerisce di valutarle dopo. Qual'è il messaggio subliminale ai rappresentanti di lista ? Vediamo dopo quanti sono questi benedetti voti che improvvidi elettori non hanno saputo o voluto assegnare con chiarezza tracciando un segno preciso o scrivendo un nome giusto nel posto giusto. Quindi comincia una sorta di conteggio occulto con ognuno degli interessati appunto interessato. Talvolta succede che il presidente saggio non mostri la scheda ma solo dichiari a chi appartiene un dato voto. Come si fa in quel caso? Ci si affida ad un fato sempre oscuro ma incombente

Già, ma dove sono quella chiarezza e trasparenza delle operazioni di voto? In più, questi maneggetti sono abusi, brogli, impicci o che altro ?

Sono il nulla che regna nel mondo che affianca ed accompagna le ele-zioni. Qualche volta succedono anche scene toccanti. Ho assistito all'assegnazione di una scheda al voto nullo tra le proteste lacrimevoli - ed anche rancorose - di un rappresentante per il quale un voto per chi ne ha presi pochi vuol dire molto. Ha ragione, magari di meno a scagliarsi contro l'ignaro cittadino che non ha saputo ben votare e si porta a casa l'inconsapevole epiteto di 'coglione'.

A mio parere l'esigenza che si manifesta chiara è quella di avere presidenti e scrutatori preparati e motivati. Perciò si deve tornare all'antico quando i nominativi erano proposti dai gruppi politici, i quali purtroppo si sono trasfigurati in organismi personali, del momento o di particolarissimi interessi.

Insomma è un altra prova dello spezzettamento della società italiana sotto i colpi del capitalismo liberista che ha tutto l'interesse ad uccidere una visione ideologica cosciente e sovvertitrice della sua.

Giampiero Spinelli






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