ANNO 16 n° 265
Sempre più aziende 'in rosa' nella Tuscia
Nel 2023 sono state oltre 9mila le aziende a conduzione femminile. La provincia è 12esima in Italia
01/01/2025 - 06:20

 

VITERBO -  (A.S.) Nella provincia di Viterbo circa un terzo delle imprese sono dirette da donne. Nello specifico 9.089 su un totale di 32.529. Un buon risultato che fa salire la Tuscia al dodicesimo posto nella classifica nazionale stilata dalla Cgia di Mestre su 107 province italiane su dati camerali.

Sebbene l'Italia detiene il tasso di occupazione femminile più basso d'Europa, per quello che riguarda l'imprenditoria si ha una vera e propria inversione di tendenza. In termini assoluti nel 2023 le donne italiane in possesso di partita iva sono state 1milione e 610mila a fronte di 1.433.100 presenti in Francia e 1.294.100 occupate come autonome in Germania. Un record europeo che evidenzia la propensione degli italiani e delle italiane all'imprenditorialità

I settori

Circa il 56 per cento delle donne imprenditrici attive in Italia, e il 27,9 per cento nella Tuscia, è impiegata nel settore dei servizi alla persona, come ad esempio parrucchiere, estetiste, tatuatrici, massaggiatrici o lavanderie; nei servizi alle imprese, in qualità di titolari o socie di agenzie di viaggio,

agenzie immobiliari, imprese di pulizie, noleggio di veicoli, agenzie pubblicitarie, fotografe, video maker, studi di commercialisti e consulenti del lavoro). Una buona percentuale opera nel commercio, mentre poco oltre il 10 per cento è attivo nell'Horeca, nell'industria e nell'agricoltura.

Statisticamente le donne tendono ad assumere altre donne, per questo è stato appurato che proprio l'imprenditoria femminile rappresenta una chiave per incrementare l'occupazione

 

Cultura e impresa: i due rovesci della stessa medaglia

Ci sono due motivi - spiega l'indagine della Cgia - per cui le donne decidono di intraprendere un percorso imprenditoriale. 'Il primo è strutturale ed è correlato alla condizione socio-economica: situazioni di disoccupazione, tradizioni familiari o la presenza di incentivi economici inducono a considerare l'imprenditorialità come necessità. Il secondo fattore è motivazionale e concerne ragioni intrinseche che spingono le donne ad abbracciare tale opportunità'. Infine: 'Grazie all’autoimprenditorialità, le donne possono gestire con maggiore flessibilità gli impegni lavorativi insieme a quelli familiari. Coloro che si trovano in condizioni di inattività a causa della nascita di un figlio incontrano notevoli difficoltà nel reinserirsi nel mercato del lavoro. L'autoimpiego si è affermato come uno degli strumenti più efficaci per riconquistare protagonismo nella propria vita professionale e realizzare i propri obiettivi e aspirazioni nella speranza di ottenere risultati economici gratificanti e una maggiore indipendenza'.

Il sostegno economico

Da ultimo è importante considerare anche l'aspetto finanziario. Molte donne hanno deciso di aprire un'azienda grazie ai bandi statali o alle istituzioni europee che ne hanno incentivato l'avvio. Per esempio, il ministero dello sviluppo economico sostiene l'imprenditoria femminile e i giovani fino ai 35 anni di età attraverso un bando che offre agevolazioni alle imprese di micro e piccola dimensione.






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