

RONCIGLIONE – (e.c.) Non un palcoscenico ma un contenitore culturale, nato dal basso – attraverso una raccolta fondi estesa a tutti – e partecipativo. Paolo Crepet, Dacia Maraini, Anna Fendi, Paolo Villaggio, Marco Risi, Manetti Bros, Gero Grassi, Ugo Gregoretti, Giorgio Nisini, Maurizio Donadoni, Giammarco Casani e Le metamorfosi musicali, The Dreamsellers Quartet, Luca Mosconi, Banda Alceo Cantiani, Fire Dixie Strett Band, Tony Ranocchia e Stefano Cianti, Remo Stella, Roberto Ferri. Questi sono solo alcuni dei grandi nomi che parteciperanno al Cubo Festival edizione 2015, dedicato alla cultura divisa in sei facce e partecipata dai cittadini comuni oltre che dai personaggi famosi. Sei facce, dunque, tanti quanti sono, appunto, i lati di un cubo: arti performative, arti visive, arti plastiche, cinema, letteratura e arti concettuali saranno i protagonisti di cinque giorni di eventi completamente gratuiti. Ma anche allestimenti, mostre, conferenze, concerti, spettacoli teatrali, performance artistiche e artisti di strada come ogni anno da qualche tempo a questa parte tornano nel centro storico di Ronciglione, sede del Festival, dal 4 all’8 dicembre.
L’iniziativa è stata presentata questa mattina nella sede della Fondazione Carivit, partner di Cubo Festival insieme al Comune di Ronciglione, dagli organizzatori Italo Leali e Alessandro Vettori, insieme al presidente dell’associazione Cubo Festival Davide Pompei, all’assessore alla Cultura del Comune cimino, Daniela Samngiorgi, e al presidente della Fondazione Carivit in veste di padrone di casa, Mario Brutti.
“E’ la prima volta che la Fondazione partecipa a questa iniziativa – apre il discorso Mario Brutti -, che propone artisti di livello nonostante un budget non certo corposo. Cedo che Cubo Festival sia un modello di come ci si dovrebbe comportare per fare cultura. Viterbo dovrebbe crescere e rendersi conto che il mondo è cambiato, non si può più solo bussare e chiedere, bisogna organizzarsi in altro modo. Anche poer questo è un piacere sostenere questa manifestazione”. Un evento che per il Comune di Ronciglione è un motivo di orgoglio. “E’ un’idea partita dal nulla tre anni fa – spiega l’assessore Sangiorgi - in una realtà dove la cultura era in grande difficoltà. Il Cubo ha creato con quattro spicci un movimento, sfociato nella grande partecipazione di cittadini attivi. Mi aspetto che aderisca il pubblico anche da fuori Viterbo, il programma del Festival è a 360 gradi e Ronciglione è pronta ad accogliere i visitatori”.
Italo Leali, volto noto della cultura con la C maiuscola nella Tuscia e non solo, spiega la concezione del Festival. “Abbiamo voluto coinvolgere i professionisti di diversi settori artistici che vivono a Ronciglione – dice – in un progetto culturale nella città. Abbiamo messo su un programma costato in tutto 12mila euro, che comprende 50 eventi a ingresso libero, grazie agli sponsor e ai 3500 euro del Comune. Le istallazioni presenti sono per lo più finanziate dagli stessi artisti. Nel cartellone ci sono nomi importanti di vari settori”. Tra questi spicca la presenza del quadro “Gaia” di Roberto Ferri, fino a poco fa esposto ad Expò con la benedizione di Vittorio Sgarbi, che sarà visitabile all’interno di una chiesa ronciglionese chiusa da 15 anni e da poco riaperta. Come ricordato da Leali, poi, l’edizione 2015 della manifestazione è stata dedicata alla natura, con un’attenzione particolare all’ambiente: si è cercato di eliminare gli sprechi il più possibile utilizzando i mezzi tecnologici più avanzati per promuoverlo.
Alessandro Vettori ha poi spiegato l’iniziativa #cuboalcubo. “Quest’anno vogliamo fare da volano anche a quella ‘sottocultura’, nascosta e meravigliosa, che magari ha meno risalto di solito ma di cui la Tuscia è piena – dichiara -. Una cultura che mette al centro della comunicazione non l’artista ma lo spettatore, attraverso le istallazioni. #cuboalcubo prevede il posizionamento di 300 cubi di cartone da parte di ragazzi e bambini, e di altri 150 di persone comuni, esterne all’organizzazione. Cittadini, turisti, persone normali: ognuno mettere qualcosa di proprio all’interno del cubo, per formare una grande istallazione collettiva. Le opere sono il risultato dell’insieme di tanti singoli nella comunità: è un messaggio importante per le nuove generazioni. Alla cultura non servono grandi spazi, ma anche microstanze a forma di cubo per comunicare quello che si pensa, perché la creatività appartiene a tutti e ognuno può metterla in gioco. Se la cultura non è stimolo, non lascia nulla. Cubo Festival è un’esperienza da cui portare via qualcosa da poter sviluppare”.