

di ARNALDO SASSI
VITERBO - Questa drammatica, ma allo stesso tempo esilarante, vicenda che sta coinvolgendo il direttore de “Il Giornale” Alessandro Sallusti dimostra ancora una volta quanto in Italia sia complicata la libertà di stampa, ma allo stesso tempo quanto sia difficile avere una corretta informazione.
Giacché è lapalissiano che la misura dell’arresto (seppur domiciliare) applicata al direttore di un organo di informazione (prevista tra l’altro dal mai modificato Codice Rocco, partorito durante il Ventennio) per aver pubblicato un articolo senza verificarne la veridicità, è un’aberrazione. Lo dico a prescindere dal caso singolo, perché in questo lavoro, dove tra l’altro i tempi sono sempre strettissimi (“Male, ma subito” diceva un mio vecchio maestro di giornalismo), l’errore è sempre dietro l’angolo. E talvolta ci può scappare.
Questo ragionamento vale per il direttore (che secondo il codice penale attualmente in vigore dovrebbe controllare ogni giorno tutti gli articoli che vengono pubblicati nelle 50 e più pagine da cui oggi è composto un quotidiano), ma vale anche per l’autore dell’articolo, il quale – di fronte al dovere di informare – spesso si trova nelle condizioni di non poterlo fare a causa di silenzi e rifiuti (soprattutto nei casi più delicati) ed è quindi costretto ad arrabbattarsi, mettendo insieme tessere di un mosaico che non sempre collimano alla perfezione.
Detto ciò, va però anche analizzata l’altra faccia della medaglia (sempre a prescindere dal caso singolo). E’ infatti ormai costume che taluni mass media – soprattutto da quando la politica in Italia è governata dal sistema maggioritario – abbiano assunto la veste di tifosi da “curva sud” e non si facciano troppi scrupoli di sputtanare l’avversario di turno non appena ne abbiano il destro, infischiandosene altamente di fornire un’informazione con un minimo di obiettività. Purtroppo questa, negli ultimi anni, è diventata una vera e propria moda che ha finito per coinvolgere nel tempo anche i media locali, i quali talvolta – alle prese anche con difficoltà di carattere economico – non si sono fatti scrupolo di attaccare a testa bassa questo o quello, magari in cambio di un bel gettone di presenza (leggi: pubblicità o contributi alla testata). E allora. Non si può ignorare che forse il caso Sallusti rientri in quest’ultima tipologia. E che la magistratura (o una parte di essa) gliel’abbia in qualche modo “tirata”, arrivando ad emettere un provvedimento con pochissimi precedenti e che ora rischia di inquinare tutte le redazioni dei quotidiani.
Ovviamente, il tutto è aberrante. Perché non va dimenticato il grande assente di questa vicenda: ovvero l’Ordine dei Giornalisti, che ha dimostrato una volta di più di essere un vero e proprio ente inutile, capace solo di rastrellare la gabella annuale dai suoi iscritti per potersi mantenere. Perché tutta la problematica, al di là del codice penale, potrebbe essere gestita proprio da un Ordine attento alle esagerazioni giornalistiche, prevedendo sanzioni amministrative (compresa la sospensione e la radiazione come estrema ratio) che colpiscano il “giornalista tifoso”. Ma il carcere no. Quello può andar bene per reati molto più gravi, come ad esempio la corruzione e la concussione. Il problema però è che le leggi le fanno i politici…