ANNO 16 n° 275
''Se non fosse stato per Matteo adesso la nostra bambina sarebbe morta''
10/09/2016 - 02:00

VITERBO – ''Ha salvato la vita a nostra figlia. Subito dopo l’impatto io ero completamente pietrificata. Non sapevo cosa fare. C’era sangue ovunque, la piccola era incosciente. Ero bloccata dalla paura. Se non fosse stato per Matteo, mia figlia sarebbe morta''. Ha la voce che trema e le lacrime agli occhi la moglie dell’imprenditore viterbese trentottenne Matteo Leporatti, mentre racconta tutti i particolari dell’incidente stradale che ha coinvolto la sua famiglia il 9 novembre di due anni fa.

La donna è in aula, davanti al giudice Silvia Mattei, come testimone della difesa nel processo a carico di suo marito. Guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti: questo il reato contestato all'imprenditore attibo nel commercio di autovetture.

''Tornavamo a casa dopo un weekend trascorso fuori. Era mezzogiorno, stavamo sulla Cimina, quando all’improvviso ho avvertito un urto fortissimo – prosegue la donna – ci siamo scontrati con un pullman. Eravamo tutti feriti, ma la nostra piccola ha avuto la peggio''.

La bimba, trasportata immediatamente in eliambulanza all’ospedale Gemelli di Roma, ha riportato la rottura del cranio, per cui ha dovuto subire un delicatissimo intervento ed è rimasta 15 giorni di coma.

''Se non fosse stato per Matteo che ha avuto la prontezza di soccorrerla e mantenerla vigile, oggi non sarebbe qui con noi'' ha sottolineato la donna. Secondo la sua ricostruzione, infatti, sarebbe stato il marito, alla guida del mezzo su cui viaggiavano, ad effettuare sulla piccola le manovre di primo intervento e a chiamare tempestivamente i soccorsi. Nel pieno delle sue facoltà mentali.

Ed è proprio a questi dettagli che la difesa Leporatti, dopo aver ottenuto il rito abbreviato, si appiglia per dimostrare l’innocenza dell'imprenditore, nonostante dalle analisi effettuate a poche ore dall’incidente nel sangue di Leporatti ci fossero tracce di cannabinoidi.

''Pochi giorni prima, ho avuto una cena con degli amici – ha spiegato lui stesso in aula -, non faccio uso abituale di droga. È stata solo una stupidaggine. Ma non avevo assunto nulla prima di mettermi alla guida della mia Fiat Panda: avevo la responsabilità di un’intera famiglia addosso''.

L’udienza è stata aggiornata al prossimo 18 gennaio.

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