

VITERBO - Prosegue il dibattito sulla ricomparsa della scritta 'Casa del Balilla' sulla facciata del Liceo Classico 'Mariano Buratti' di Viterbo, emersa in seguito ai lavori di restauro dell'edificio. A intervenire è Luciano Dottarelli, presidente del Club per l'Unesco Viterbo Tuscia, che propone una riflessione sul rapporto tra tutela del patrimonio storico e memoria civile.
Nel suo intervento, Dottarelli prende spunto dalle considerazioni espresse da Peppe Sini, animatore del Centro di ricerca per la pace, condividendone la richiesta di rimuovere la scritta e, al tempo stesso, esprimendo comprensione nei confronti della soprintendente Margherita Eichberg, che ritiene non debba essere oggetto di attacchi personali.
«Non ho motivo di dubitare – scrive Dottarelli – che la sua azione sia ispirata al principio costituzionale di adempiere le proprie funzioni con disciplina e onore e non riesco a immaginare una volontà di rivalsa storico-politica».

L'interrogativo, secondo il presidente del Club per l'Unesco, riguarda piuttosto il percorso che ha portato alla ricostruzione della scritta senza un confronto pubblico o un'adeguata riflessione sul significato culturale dell'intervento.
Dottarelli osserva come la questione non possa essere affrontata esclusivamente attraverso i principi della teoria del restauro, ricordando che lo stesso edificio ha assunto nel tempo configurazioni differenti, come documentato dalle fotografie storiche conservate nell'archivio di Mauro Galeotti, dove si susseguono iscrizioni diverse, da 'Opera Balilla' a 'Gioventù Italiana del Littorio'.
Al centro della riflessione viene posto il valore simbolico assunto dall'edificio dopo l'intitolazione a Mariano Buratti, insegnante, finanziere e partigiano ucciso durante la Resistenza, al quale il liceo è dedicato da oltre cinquant'anni.
Richiamando il pensiero di Friedrich Nietzsche contenuto nell'opera Sull'utilità e il danno della storia per la vita, Dottarelli invita a non limitarsi a una lettura puramente filologica del passato, ma a considerare la storia nella sua dimensione viva e nel rapporto con la coscienza collettiva.
Secondo il presidente del Club per l'Unesco, proprio la mancata considerazione della nuova identità storica e civile dell'edificio avrebbe portato a una scelta che oggi appare profondamente controversa.
«Se si fosse riflettuto in profondità su questa nuova, viva storicità – afferma – non sarebbe venuto in mente a nessuno, in buona fede, di progettare quello che non può apparire come uno sfregio».
Per Dottarelli, la soluzione è chiara: la scritta deve essere rimossa, senza cancellare la memoria storica, ma utilizzando gli strumenti della ricerca e del restauro per conservarla in modo appropriato.
«Uno sfregio che, senza dissipare la memoria come lo studio e le tecniche del restauro consentono, va semplicemente rimosso, nel rispetto della coscienza civile, della storia e del suo legame con la vita di una comunità», conclude il presidente del Club per l'Unesco Viterbo Tuscia.