ANNO 16 n° 170
Scorie nucleari, la Tuscia torna in piazza: il 20 giugno la protesta sbarca a Roma
“Il Tevere non accetta scorie”: tutti uniti per dire no al deposito nazionale e sensibilizzare istituzioni e cittadini sui possibili rischi
Francesco
19/06/2026 - 07:02
di Francesco Maria Ricci

VITERBO - La battaglia contro l’ipotesi di realizzazione del deposito nazionale di scorie nucleari nella Tuscia si sposta nel cuore della Capitale. Sabato 20 giugno si terrà infatti la manifestazione “Il Tevere non accetta scorie”, un’iniziativa promossa dal Biodistretto della Via Amerina e delle Forre insieme ai comitati e alle istituzioni del territorio per ribadire il netto dissenso verso i siti individuati come potenzialmente idonei ad accogliere il deposito.

L’evento è stato presentato nel corso di una conferenza stampa presso la Provincia di Viterbo alla presenza del presidente del Biodistretto Famiano Crucianelli, del presidente della Provincia Alessandro Romoli, della sindaca di Viterbo Chiara Frontini e del vicesindaco di Corchiano Pietro Piergentili.

La manifestazione prenderà il via alle 9.30 dallo Scalo de Pinedo, sul Lungotevere, dove i partecipanti saliranno a bordo di battelli che percorreranno il fiume fino a Ponte Garibaldi. Da lì partirà un breve corteo che raggiungerà Piazza Belli, sede degli interventi conclusivi delle autorità e dei rappresentanti istituzionali.

«Portiamo la protesta a Roma perché il problema non riguarda soltanto la Tuscia ma anche la Capitale», ha spiegato Famiano Crucianelli. «Parliamo di un’infrastruttura che potrebbe sorgere a poche decine di chilometri da Roma e che presenta criticità ambientali e territoriali evidenti. Il tema dell’acqua è centrale: le falde del territorio sono strettamente connesse al Tevere e qualsiasi rischio di contaminazione avrebbe conseguenze ben oltre i confini della provincia di Viterbo».

Crucianelli ha ricordato come la mobilitazione prosegua ormai da anni e abbia coinvolto amministrazioni, associazioni e cittadini in una lunga serie di iniziative e approfondimenti tecnici volti a dimostrare l’incompatibilità del territorio con il progetto.

La sindaca di Viterbo Chiara Frontini ha ribadito il pieno sostegno dell’amministrazione comunale alla manifestazione. «Il Comune capoluogo deve essere in prima linea in questa battaglia. Non è in gioco soltanto il destino delle aree individuate nella Carta dei siti idonei, ma quello dell’intera Tuscia, della sua economia agricola, turistica e culturale. Difendere il territorio significa difendere il nostro futuro».

Sulla stessa linea il presidente della Provincia Alessandro Romoli, che ha ricordato il lavoro svolto dall’ente attraverso studi e approfondimenti tecnici sui siti individuati. «La Provincia ha investito risorse importanti per verificare nel dettaglio le caratteristiche delle aree interessate. In tutti i siti analizzati sono emersi elementi di incompatibilità rispetto ai criteri previsti. Le osservazioni tecniche saranno presto portate all’attenzione del Consiglio provinciale e dell’Assemblea dei sindaci».

Particolarmente duro l’intervento del vicesindaco di Corchiano Pietro Piergentili, che ha posto l’attenzione sui temi della sicurezza e della salute pubblica. «Concentrare 95 mila metri cubi di rifiuti radioattivi in un unico sito rappresenta un rischio enorme. È una scelta che espone il territorio a problematiche ambientali e di sicurezza che non possono essere sottovalutate, soprattutto in un’area già delicata dal punto di vista ambientale».

Gli organizzatori hanno sottolineato il carattere simbolico dell’iniziativa, che non sarà una manifestazione di massa ma una dimostrazione istituzionale e civile per richiamare l’attenzione del Governo e dell’opinione pubblica nazionale. L’obiettivo è quello di ribadire con forza il no della Tuscia all’ipotesi del deposito nazionale e di sensibilizzare i cittadini romani sui possibili effetti che una scelta di questo tipo potrebbe avere anche sul bacino del Tevere e sull’intera area metropolitana.

Una mobilitazione che continua dunque a unire amministratori, associazioni e cittadini in una battaglia che il territorio considera decisiva per la tutela dell’ambiente, della salute e delle prospettive di sviluppo della Tuscia.






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