


ROMA - Non è soltanto una battaglia del Viterbese. È questo il messaggio che amministratori locali, comitati e cittadini della Tuscia hanno voluto lanciare da Roma, scegliendo il Tevere come palcoscenico simbolico per una nuova mobilitazione contro l'ipotesi di realizzare nel territorio provinciale il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi.
La manifestazione, organizzata dal Biodistretto della Via Amerina e delle Forre insieme ai movimenti contrari al progetto, si è svolta sabato 20 giugno e ha portato la protesta direttamente nella Capitale. I partecipanti si sono imbarcati allo Scalo de Pinedo e hanno attraversato il centro storico lungo il fiume fino all'Isola Tiberina, per poi concludere l'iniziativa con un incontro pubblico in piazza Belli.

L'obiettivo dichiarato era quello di coinvolgere direttamente Roma in una questione che, secondo i promotori, avrebbe conseguenze ben oltre i confini della provincia di Viterbo. A sostegno della mobilitazione sono intervenuti sindaci e consiglieri comunali della Tuscia, rappresentanti dei comitati civici, consiglieri regionali e membri dell'Assemblea Capitolina e dei municipi romani.
Tra i territori rappresentati figuravano Montefiascone, Tuscania, Civita Castellana, Corchiano, Gallese, Vasanello, Canepina, Vignanello, Vallerano e Canino, tutti accomunati dalla contrarietà all'eventuale individuazione di uno dei 21 siti della Tuscia come sede del deposito nazionale.

Secondo il Biodistretto, il territorio viterbese rischia da anni di diventare il principale polo energetico del Lazio. Da una parte la forte presenza di impianti da fonti rinnovabili, che secondo gli oppositori rappresenterebbero già una quota significativa del totale regionale; dall'altra la possibilità di ospitare il deposito destinato ad accogliere circa 95 mila metri cubi di rifiuti radioattivi, compresi circa 20 mila metri cubi provenienti dalle ex centrali nucleari italiane.
Per i promotori della protesta, una simile prospettiva sarebbe incompatibile con la vocazione agricola, ambientale e paesaggistica della Tuscia. Da qui la richiesta di escludere definitivamente il territorio dalla procedura di individuazione del sito nazionale.

Uno dei punti centrali della contestazione riguarda il ruolo di Sogin, la società pubblica incaricata di gestire il decommissioning nucleare e di individuare le aree ritenute idonee ad accogliere il deposito. Secondo il Biodistretto, durante il percorso di selezione non sarebbero state adeguatamente considerate le osservazioni avanzate dal mondo scientifico, tecnico e accademico, né le peculiarità economiche e sociali del territorio interessato.
I comitati contestano inoltre il modello di stoccaggio previsto dal progetto. A loro avviso, la realizzazione di un deposito di superficie destinato a custodire le scorie nucleari prodotte nel corso degli anni non rappresenterebbe la soluzione più adeguata. Gli organizzatori richiamano infatti le indicazioni europee che, per determinate categorie di rifiuti radioattivi, indicano la necessità di strutture di smaltimento geologico profondo.

Durante la manifestazione è stato sottolineato come la vicinanza tra la Tuscia e Roma renda impossibile considerare la questione esclusivamente locale. La Capitale dista infatti poche decine di chilometri dalle aree individuate e qualsiasi criticità, sostengono i promotori, avrebbe inevitabilmente ripercussioni anche sull'area metropolitana più popolosa del Paese.
Non a caso, sia il Consiglio comunale di Roma sia la Città Metropolitana hanno già espresso il proprio sostegno alla mobilitazione dei territori del Viterbese attraverso atti approvati all'unanimità. Un segnale che gli organizzatori interpretano come la conferma di una crescente consapevolezza istituzionale sul tema.

Tra le preoccupazioni emerse durante l'iniziativa anche quelle legate agli scenari internazionali. I promotori hanno richiamato i recenti conflitti che hanno coinvolto infrastrutture nucleari in diverse aree del mondo, evidenziando come tali siti possano diventare obiettivi particolarmente sensibili in caso di attacchi militari o terroristici.
Al termine della giornata, il Biodistretto della Via Amerina e delle Forre ha ribadito la propria posizione: la realizzazione del deposito nazionale nella Tuscia rappresenterebbe un rischio ambientale e territoriale non solo per il Viterbese ma anche per Roma e per l'intero Lazio. Per questo motivo la mobilitazione proseguirà nei prossimi mesi con nuove iniziative e richieste di confronto rivolte alle istituzioni nazionali.
La navigazione sul Tevere ha così assunto un significato che va oltre la semplice manifestazione simbolica: portare la voce della Tuscia nel cuore della Capitale e ricordare che la scelta del futuro sito per le scorie nucleari è una questione che riguarda milioni di cittadini.
