ANNO 16 n° 274
Scoperto grande affresco del '400 nell'ex convento dei Servi di Maria
Della Scuola pittorica umbra del maestro Pancrazio Jacovetti da Calvi
05/06/2012 - 04:00

di Lia Saraca

Una scoperta di pregio per la ''qualità pittorica resa nell’incarnato. Una sorta di manifesto dei Padri Serviti'' che presenta un’iconografia dei personaggi non consueta fuori dai confini dell’ambito fiorentino.

Si tratta di un affresco di circa 2 metri databile intorno al 1480 e riconducibile alla Scuola Umbra di Pancrazio Jacovetti da Calvi. Era situato nella cappella dell’ex convento dei Frati Serviti. Un piccolo ambiente dove i Servi di Maria hanno voluto rappresentare la Madonna con il bambinello al centro e i due santi principali dell’ordine, San Filippo Benizzi a sinistra e la figura di San Pellegrino Laziosi sulla destra.

Pregevole l’architettura che sovrasta i personaggi. Il pittore ha voluto simulare una sorta ''di loggiato, con soffitto a cassettoni e architrave classicheggiante, dal quale si affacciano i santi''. Simula un cornicione classico, con taglio tridimensionale, decorato con palmette e dentelli. Presenta un particolare delizioso: un pettirosso posato sulla parte bassa del cornicione. È un preciso richiamo dell'ordine alla devozione di Maria e alla passione di Gesù.

“Quello che colpisce – ha spiegato la dottoressa Montevecchi della Sovraintendenza ai Beni Archeologici - è proprio l’inquadramento architettonico. E i personaggi resi con maestria pittorica. Con i volti molto caratterizzati, probabilmente  dei due frati committenti l'affresco”.

L’opera pittorica, anche se presenta molte caratteristiche comuni alla scuola del Maestro Benozzo Cozzoli, chiamato a Viterbo dalla suore di Santa Rosa e autore degli affreschi nella cappella dell’isola Bisentina, sembra riconducibile alle botteghe della scuola Umbra. Infatti, lo stesso ''inquadramento architettonico si ritrova a Corchiano nella chiesa di San Biagio''.

“Anche se è molto difficile dare nomi – spiega ancora la Montevecchi – l’arte pittorica è riconducibile a Pancrazio Iacovetti da Calvi, maestro umbro o alle botteghe che si rifacevano alla sua scuola. Certe asprezze, infatti, non sono della scuola di Benozzo ma della Scuola umbra”.

L’affresco è rimasto coperto per secoli all’interno dell’ex convento adiacente l’attuale Santuario della Madonna delle Grazie, a Montefiascone. Una nuvola colorata, appena visibile, situata in fondo ad un locale stretto, una stalla prima e un garage privato successivamente.

Il convento fu fondato dai Serviti o Servi di Maria quando, nel 1465, furono chiamati dal comune di Montefiascone a gestire un piccolo ospizio per malati e bisognosi. Dopo due secoli i Serviti abbandonarono la struttura che poi divenne privata.

L’ordine mendicante della Chiesa Cattolica, fondato a Firenze da sette laici probabilmente nel 1233, è rappresentato dalle lettere SM, Servi di Maria, con 7 gigli che rappresentano i sette laici fondatori di questo importante ordine dedito alla cure assistenziali e con una particolare devozione verso la Madonna. I due Santi principali erano Filippo Benizzi e Pellegrino Laziosi che ''raramente sono stati rappresentati insieme e fuori dall’ambito fiorentino''.

''Il primo accenno al dipinto - ha spiegato il dottor Attilio Mancini -  risale ad una cronaca locale del 15 agosto 1906 di Don Francesco Casacca, quando il Cardinal Ferrara arriva a Montefiascone per incoronare il quadro della Madonna delle Grazie''. Come testimonia la lapide che si trova nella stessa Chiesa. Il cardinale visionò l’affresco della Madonna con il bambinello in ''una stalla in cattivo stato di conservazione''.

Successivamente nel 2007, grazie all’interessamento dell’attuale parroco e del dottor Attilio Mancini, inizia l’iter di recupero dell’affresco. Il 16 novembre 2011 arriva il nulla osta definitivo. Poi la donazione alla parrocchia di Santa Maria delle Grazie da parte dei proprietari privati e, nel 2012, proprio poco tampo fa, il distacco dall’ex convento con il prezioso restauro realizzato da Rossano Pizzinelli.




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