

«Guerriglia urbana». La Cassazione non ha dubbi sui gravi disordini provocati da ultrà laziali e romanisti che, la sera dell'11 novembre 2007, dopo la morte del tifoso biancoceleste Gabriele Sandri ucciso da un poliziotto, misero a ferro e fuoco soprattutto il quartiere Flaminio.
L'Alta Corte ha quindiconfermata la condanna per devastazione, violenza, lesioni a pubblico ufficiale nei confronti di Claudio Gugliotti, uno dei primi partecipanti ai vandalismi arrestato dagli agenti. Gugliotti, senza successo, ha sostenuto in Cassazione di non aver colpito con un calcio l'allora viceprefetto Maurizio Improta ma di essere, invece, scivolato mentre scappava per sfuggire all'arresto.
La sentenza. I supremi giudici - sentenza 18032 depositata oggi e relativa all'udienza svoltasi lo scorso 23 gennaio - hanno preferito credere ai verbali di polizia dai quali risultava che il tifoso nelle fasi di immobilizzazione ha «sferrato un calcio che aveva colpito Improta provocandogli lesioni». Confermata inoltre l'accusa di porto di oggetti atti ad offendere, per la cintura dei pantaloni che Gugliotti agitava come fosse una frusta. In precedenza, la Cassazione aveva annullato l'aggravante di terrorismo formulata a carico degli ultrà fermati per aver tenuto in scacco la polizia, quella notte, attentando così alla sicurezza della capitale. Adesso i supremi giudici hanno rifiutato altri sconti di pena: Gugliotti ha già ottenuto il riconoscimento dell'attenuante di aver agito «per suggestione della folla in tumulto» e non può andare oltre.
Guerriglia urbana. «L'azione dei facinorosi - scrive la Cassazione - aveva i connotati della vera e propria guerriglia urbana, perchè in altro modo non può essere definita la realizzazione di barricate con cassonetti per bloccare l'arrivo di un contingente di soccorso ad una caserma della polizia cinta d'assedio, l'aggressione collettiva, selvaggia e violenta ai rappresentanti della polizia e l'assalto dei manifestanti delle due tifoserie alla caserma di Via Reni». Nella sentenza non è riportata l'entità della condanna inflitta a Gugliotta dalla Corte di Appello di Roma il 21 settembre 2010 nell'appello bis che aveva ridotto i quattro anni di reclusione ricevuti in primo grado.
ILMESSAGGERO.IT