

Hanno garantito il soccorso tecnico urgente, ma per la prima volta nella storia del Comando Garofolo i vigili del fuoco sono scesi in piazza. E hanno tutta l’intenzione di non demordere. “Se sarà necessario sciopereremo ancora”, dicono.
Questa mattina dalle 8 alle 12, a campeggiare fuori la caserma di via della Pila c’erano le bandiere dei sindacati ed uno striscione rosso con su scritto: “Vigili del fuoco in sciopero contro un comandante arrogante e inadeguato”.
Quello che i pompieri viterbesi lamentano è l’indisponibilità della dirigenza ad accogliere le istanze di personale e sindacati. Chiedono, inoltre, il rispetto delle norme contrattuali e la revoca degli ultimi provvedimenti che “arrecano danno economico al personale operativo”.
Di seguito pubblichiamo la nota ufficiale inviata alla nostra redazione.
“Vigili del fuoco in sciopero per protestare contro il dirigente Massimo Ricci. Il personale dei pompieri, quasi al completo, si è ritrovato questa mattina davanti al piazzale della caserma Garofano per chiedere di essere ascoltato ed uscire fuori da una situazione complessa e delicata, causa demotivazione e malcontento”.
Tra le richieste, poi, i vigili del fuoco spiegano quanto ufficialmente dichiarato in una nota dai coordinatori sindacali.
“La riorganizzazione del nucleo sommozzatori (Smz) e del personale del soccorso acquatico di superficie (Sa) sulla carta può apparire corretta nella pratica, mentre invece rischia di ridurre il personale dedicato al servizio di soccorso ordinario vista la necessità di fornire al nucleo una o due guide da reperire tra il personale operativo o non consentire le previste manovre di addestramento del personale Smz.
Il movimento del personale autista è stato del tutto arbitrario senza tener conto della graduatoria stilata rispetto all’anzianità di servizio degli stessi. Parte del personale interessato dagli spostamenti subisce un danno economico quantizzabile in oltre 250 euro mensili, che in un momento critico come questo e con lo stipendio che percepiamo, tutt’altro che esoso, crea negli interessati, serie difficoltà nel bilancio familiare; per contro i risparmi di gestione, laddove ve ne fossero, non sono poi così consistenti.
Nel caso di prolungamento del turno di servizio, causa il protrarsi intervento di soccorso, il capo squadra deve contattare il funzionario di servizio, spiegare la situazione, chiedere di poter proseguire l’intervento, dopodichè il funzionario contatta il comandante, ripete le ragioni della richiesta e se riceve il consenso richiama il caposquadra e lo autorizza. Semplicemente allucinante vista anche l’esiguità degli eventi sopraddetti.
La riorganizzazione degli uffici ha prodotto difficoltà personali di ordine anche familiari per alcuni dipendenti, senza, tuttavia, migliorare i livelli di efficienza ed efficacia degli uffici stessi.
In conseguenza di questo clima di tensione e demotivazione tra il personale – fatto assolutamente nuovo per questo comando – nel ribadire che i provvedimenti presi non comportano alcun miglioramento del dispositivo di soccorso, né dei risparmi di gestione, chiediamo: che venga da subito revocato il trasferimento di quei dipendenti che, a causa di ciò, stanno subendo un danno economico importante; di rivedere l’organizzazione del nucleo sommozzatori del personale Sa, e l’organizzazione dell’orario di servizio del personale amministrativo al fine di intercettare le necessità di alcuni dipendenti, in particolare di alcune lavoratrici madri. Chiediamo, inoltre, un maggiore impegno da parte del dirigente per risolvere il problema dei lavori della nuova sede, tuttora bloccati, oltre che l’apertura del distaccamento permanente di Tarquinia”.