

VITERBO - ''Scioperiamo perchè l'ABI ha voluto alzare il tiro, disdicendo con 10 mesi di anticipo un contratto nazionale che rappresenta l'unica certezza politica, contrattuale e giuridica per tutelare i 309 mila lavoratori del settore sotto l'aspetto economico e normativo''. Così interviene Paolo Capotosti, segretario provinciale della Fabi di Viterbo, il più grande sindacato del credito, a margine dell'assemblea di tutti i rappresentanti degli istituti di credito viterbesi che si è tenuta ieri lunedì scorso.
''L'Abi - continua Capotosti - avrebbe dovuto aprire una discussione su tutti i problemi del sistema creditizio, parlare di sofferenze, di esagerata discrezionalità degli impieghi, del numero incredibile di organi societari, delle consulenze esterne, delle milionarie retribuzioni dei top manager e delle tante criticità del sistema. Ha preferito invece alzare i toni dello scontro con i lavoratori, ha preferito tentare di scaricare sui dipendenti il prezzo della crisi''.
Questi sono i temi affrontati nell'assemblea che si è tenuta lunedi scorso a Viterbo in una sala gremita, oltre 270 i partecipanti da tutti gli Istituti di Credito del capoluogo.
''Vogliamo reagire alla strategia datoriale - hanno affermato i bancari - , che vede solo una soluzione per arginare la crisi, tagliare i posti di lavoro e ridurre i costi del personale''.
“Il nostro modello - continua Capotosti - è una banca che sappia raggiungere i risultati nel medio e lungo periodo, una banca che tuteli i lavoratori e che sappia garantire le economie locali dei territori con una assistenza e una professionalità mirate; una banca che sia al servizio dei cittadini, che contribuisca allo sviluppo e al benessere dei cittadini e della nazione. Come? È semplice, quasi banale, ritornando a fare il proprio lavoro, ritornando a raccogliere i soldi dei risparmiatori remunerandoli giustamente e senza rischi e reivestendoli nelle attività produttive che meritano. Questo è l'unico modo per superare una crisi globale che minaccia ogni attività e ogni settore. Le banche devono fare la loro parte”
Domani quindi, come sostenuto da Guglielmo Serafini, dirigente sindacale della Fabi, tutte le agenzie chiuse a Viterbo e provincia, così come su tutto il territorio nazionale.
''La disdetta del contratto, conclude Capotosti, non mira soltanto a colpire una categoria, vuole colpire il lavoro nella sua essenza, nel suo rappresentare concretamente la dignità delle persone ed è il primo passo verso una deregolamentazione che le parti datoriali stanno cercando di attuare nel mondo del lavoro. Sappiano i Lavoratori tutti che lottiamo contro un mondo senza regole, senza certezze e dignità per il mondo del lavoro''.