ANNO 16 n° 177
Scavi al Vignale, rinvenuta la pił antica iscrizione falisca
Presentati al Forte Sangallo i risultati della quinta campagna di scavo: emersi anche un raro timbro e una nuova tomba infantile
Alessio
26/06/2026 - 07:02
di Alessio Farina

 

CIVITA CASTELLANA – Le scoperte dei Falisci non smettono di stupirci. Durante la giornata di ieri, giovedì 25 giugno, si è tenuta presso il Forte Sangallo di Civita Castellana una conferenza dedicata ai risultati della quinta campagna di scavo svolta presso il colle del Vignale.

 

 

Il progetto è stato realizzato dal Dipartimento di Scienze dell'Antichità della Sapienza in regime di concessione ministeriale e in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo, la Direzione Regionale Musei Nazionali Lazio e il Comune di Civita Castellana. Da ormai cinque anni gli scavi sono diretti dalla professoressa Maria Cristina Biella, che guida un team composto da 40 persone tra professionisti e studenti provenienti da ogni parte del mondo.

 

(La direttrice del Museo Archeologico Nazionale dell'Agro Falisco e del Forte Sangallo e la professoressa Maria Cristina Biella)

 

Ad aprire l'incontro è stata Sara De Angelis, direttrice del Museo Archeologico Nazionale dell'Agro Falisco e del Forte Sangallo, che insieme alla professoressa Biella ha ringraziato quanti hanno contribuito alla realizzazione degli scavi e ha presentato il progetto, il cui obiettivo è quello di 'raccontare, attraverso gli strati, un settore della vita di Civita Castellana tra l'VIII e il VI secolo a.C.'.

Dopo l'introduzione sono intervenuti la professoressa Biella insieme a Nicola Sabina e Marco Pacifici, referenti delle due aree di scavo, che hanno illustrato le principali novità emerse dall'ultima campagna.

Nel corso dell'intervento è stato spiegato come, in un'area di scavo relativamente contenuta, pari a 844 metri cubi, i ricercatori siano riusciti ad approfondire lo scavo di un ulteriore metro e mezzo. Proprio da questo lavoro sono emersi alcuni dei reperti più significativi presentati durante la conferenza, capaci di offrire nuove informazioni sulla storia e sulla vita quotidiana dei Falisci.

 

(Il pomello e la più antica incisione Falisca)


Tra questi figura un pomello che, a prima vista, potrebbe sembrare un oggetto di poco conto. In realtà, questo piccolo reperto potrebbe avere un valore scientifico ben maggiore di quanto ci si aspetterebbe.

Il reperto si aggiunge ad altri due frammenti rinvenuti rispettivamente nel 2023 e nel 2024. La sua importanza è legata alla presenza di una serie di lettere incise a crudo sulla superficie del vaso. Nella parte centrale compare una croce uncinata intervallata da lettere, mentre nella parte esterna sembrerebbe essere presente un'iscrizione sviluppata su più linee. Se i tre frammenti dovessero appartenere allo stesso oggetto, si ricostruirebbe un'iscrizione composta da cinque linee. Quello che potrebbe sembrare un reperto di modesto valore rappresenterebbe invece la più antica iscrizione falisca e una delle più antiche dell'Italia centrale. Sebbene a un primo sguardo le lettere possano sembrare disposte casualmente, non è così: si tratta infatti di lettere latine o falische, un elemento che dimostrerebbe come il falisco fosse già parlato dalla seconda metà dell'VIII secolo a.C.

 

(Il timbro databile all'VIII secolo a.C.)


Le sorprese, però, non finiscono qui. Dalla stessa campagna di scavo è emerso anche un oggetto particolarmente insolito: una sorta di timbro, un reperto molto raro in Italia, ritrovato con maggiore frequenza nell'area balcanica. Gli archeologi hanno spiegato che la sua funzione non è ancora certa, ma potrebbe trattarsi di un sigillo oppure di uno strumento utilizzato per decorare la pelle o marchiare il pane. Dal punto di vista stilistico, il reperto sembrerebbe databile all'VIII secolo a.C.

 

('Il set da cucito')


Tra gli oggetti recuperati figura anche quello che è stato definito in modo goliardico come un 'piccolo set da cucito'. Il nome deriva dalla presenza di un ago con un forellino sulla sommità, insieme ad alcuni pesi da telaio utilizzati per l'attività della tessitura.

 

(Simpulum)


A raccontare alcuni aspetti della vita quotidiana dei Falisci contribuisce anche il simpulum, un antico utensile in bronzo che svolgeva le stesse funzioni di un moderno mestolo da cucina.

 

(La tomba infantile e gli oggetti al suo interno)


Di particolare interesse è stata anche la scoperta di un blocco fisso nel terreno, situato al centro del saggio, che si è rivelato essere un'ulteriore tomba infantile, aggiungendosi a quelle già individuate nelle campagne di scavo precedenti. Dopo il ritrovamento, gli archeologi hanno scavato l'interno della sepoltura, che si presenta in buono stato di conservazione. Al suo interno non sono state rinvenute ossa, ma due piccoli oggetti che sono stati successivamente esposti. Per quanto riguarda i resti ossei, il referente si è detto fiducioso di poter ottenere risultati dall'analisi della terra, che verrà processata in laboratorio.

Particolarmente significativo è il fatto che tutte le tombe infantili rinvenute negli ultimi anni si trovino in prossimità delle strutture abitative. Si tratta di un elemento tutt'altro che casuale: questo schema richiama infatti un costume tipico del mondo latino e rappresenta un'ulteriore conferma dei rapporti tra le due civiltà.

 

 

Al termine della conferenza, la professoressa Biella ha sottolineato come la qualità dei materiali, l'elevato livello della produzione e la tipologia dei reperti rinvenuti inducano a pensare che, tra il VII e il VI secolo a.C., l'area di scavo fosse abitata da persone di alto rango sociale. Un dato che lascia ben sperare per il futuro della ricerca, poiché le prossime campagne potrebbero portare alla luce anche le abitazioni appartenute a queste élite.

La direttrice degli scavi ha infine voluto ringraziare le istituzioni, gli studenti e i professionisti che hanno preso parte al progetto.

Facebook Twitter Rss