ANNO 16 n° 274
Sbloccati dai Pm i conti bancari RoRi, in cambio vincolate proprietą
degli Angelucci
29/05/2012 - 04:00

VITERBO - La RoRi, la società di Fabio e Roberto Angelucci, figlio e padre, è rientrata da ieri (28 maggio) in possesso dei conti bancari che erano stati sequestrati dalla Procura della Repubblica nell'ambito della maxi inchiesta sulla gestione della Asl, tra il 2005 e il 2009, epoca in cui l'azienda sanitaria era guidata da Giuseppe Aloisio.

Gli Angelucci, secondo quanto si è appreso, hanno ottenuto l'ok dei pubblici ministeri Fabrizio Tucci e Stefano D'Arma, ''vincolando'' altre loro proprietà, per un valore più o meno analogo ai 21 milioni, tra contanti e crediti, che costituivano il loro ''castelletto'' bancario.

L'accordo prevede che i due imprenditori usino la somma tornata a loro disposizione per pagare gli stipendi ai dipendenti della clinica Nuova Santa Teresa di Viterbo e della Casa di Cura di Nepi, compresi gli arretrati, nonché le forniture necessarie all'attività delle due strutture sanitarie.

I circa 21 milioni di euro sequestrati, stando a quanto scritto dai Pm nel provvedimento di chiusura delle indagini, equivarrebbero all'importo che gli Angelucci avrebbero ottenuto dalla Asl con fatture gonfiate e con prestazioni non autorizzate dalla Regione Lazio. La truffa, sempre secondo l'accusa, riguarderebbe le prestazioni fornite nella Casa di Cura di Nepi. E, probabilmente, con l'assenso dei vertici della Asl.

Intanto, Roberto Angelucci, insieme con Aloisio, il suo ex consulente strategico Mauro Paoloni e Gianluca Parroccini, sono in trepida attesa della decisione del tribunale del riesame che, nei prossimi giorni, farà conoscere la decisione sui loro arresti, chiesti circa un anno fa dalla Procura della Repubblica ma non concessi dal Gip Salvatore Fanti. Un diniego, quello del Gip, contro il quale hanno presentato ricorso i pubblici ministeri Tucci e D'Arma, titolari della maxi inchiesta.






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