

di Arnaldo Sassi
Si dice che il pesce puzzi dalla testa. Ora sembra se ne siano accorti anche alcuni politici viterbesi del Pdl (per l’esattezza il presidente della Provincia Marcello Meroi, gli assessori Paolo Equitani, Franco Simeone e Giuseppe Fraticelli, il presidente del consiglio provinciale Piero Camilli, nonché i consiglieri Bruno Capitoni, Fabio Bartolacci, Alessandro Cuzzoli, Roberto Staccini, Salvatore Serra e Vincenzo Bruni) i quali nei giorni scorsi si sono autosospesi dal partito, dopo che una loro accorata lettera inviata a tutti i vertici nazionali era rimasta miseramente senza riposta.
Perché lo hanno fatto? Perché lo scorso 10 gennaio avevano inviato al segretario nazionale del partito Angelino Alfano un’accorata lettera in cui, dopo aver sottolineato come “da più parti la base territoriale viterbese che compone l’elettorato di centrodestra nella Tuscia sente e manifesta la necessità di un cambiamento radicale dell’azione politica del Pdl e dei suoi rappresentanti, a tutti i livelli, che fino a questo momento hanno determinato ogni scelta”, avevano comunicato di aver deciso di porre in essere una serie di iniziative “tese a ricostruire con gli elettori e gli amministratori del centrodestra del territorio un dialogo e un collegamento necessari al rilancio del partito”, sottolineando con forza “l’esigenza di individuare programmi e portatori di idee che rappresentino la Tuscia in occasione delle prossime elezioni politiche e regionali, in forte discontinuità con procedure e logiche ormai superate e ritenute inaccettabili da un elettorato che chiede di partecipare attivamente ad un necessario cambio di rotta”. Che, tradotto dal politichese stretto, vuol dire: “Ci siamo rotti le scatole di non contare nulla nelle decisioni importanti ,in un partito sempre più verticistico, dove a comandare il più delle volte è uno solo”.
Ebbene, di fronte a questa coraggiosissima presa di posizione dei nostri eroi viterbesi, qual è stata la risposta di Alfano? Nessuna (del resto il povero Angelino non è che in questo momento sia privo di problemi molto più importanti). E allora, come Giulio Cesare di fronte al Rubicone, i magnifici undici hanno detto “Alea iacta est” e si sono autosospesi dal partito. Per andare dove o fare cosa? Questo magari ce lo faranno sapere nei prossimi giorni
Intanto però, va preso atto che la musica è cambiata e che anche gli ultimi giapponesi si stanno accorgendo – o si sono accorti – che il partito dell’uomo solo al comando ha diverse controindicazioni. Soprattutto quando bisogna andare di bolina (ossia col vento contrario). Dimenticando che per circa un ventennio con papy Silvio Berlusconi in tanti ci hanno banchettato alla grande, giacché l’uomo era garanzia di successo per il codazzo. Sulle ali dell’entusiasmo e del consenso tutto girava a meraviglia: ognuno aveva la sua fetta di torta e poteva gestire tranquillamente il suo potere. Unica condizione: non disturbare il manovratore, anche quando proponeva cose che facevano a cazzotti col buon senso (del resto costava poco dire che i magistrati sono tutti comunisti e che Ruby è la nipote di Mubarack).
Ma adesso che siamo al si salvi chi può, va registrato un salubre risveglio delle coscienze. E allora Meroi e i suoi fratelli hanno deciso di fondare il Ppsr, ovverosia il Partito dei Pentiti a Scoppio Ritardato. Chissà se il cittadino elettore concederà loro un adeguato piano di protezione.