ANNO 16 n° 273
Sarà “l'anno senza inverno” per Viterbo. Anche la Tuscia fa i conti con il cambiamento climatico
Intervista con Bruno Pagnanelli, divulgatore sul tema del cambiamento climatico, per capire il presente e il futuro del clima nelle nostre zone
Gabriele
04/02/2024 - 07:02
di Gabriele Mazzetti

VITERBO – Temperature diurne intorno ai 15 gradi, assenza da più di un mese di precipitazioni piovose e se si vuole osservare un po' di neve bisogna voltarsi verso le Alpi, gli Appennini fino ai 2000 metri mostrano solo prati ingialliti. Una stagione fredda mai iniziata, e se, come le previsioni a medio termine lasciano presagire, nelle prossime settimane continuerà l'effetto dell'alta pressione, il 2024 potrebbe essere ricordato come “l'anno senza inverno”.

La situazione attuale va vista da un punto di vista più globale, se da noi l'inverno non si è presentato, nell'emisfero opposto Australia e America Latina sono alle prese con una delle estati più torride di sempre.

Il pianeta si sta riscaldando e la scienza negli ultimi decenni ci ha rivelato il perché. E' il risultato del “Cambiamento Climatico”. Un tema oramai sviscerato e accettato dalla comunità scientifica ma che spesso crea conflitti nella nostra società.

Per parlarne abbiamo raggiunto Bruno Pagnanelli, divulgatore scientifico e autore di podcast, che tramite i suoi profili social e gli eventi organizzati in diverse scuole italiane, cerca di sensibilizzare, soprattutto le nuove generazioni, sul tema del cambiamento climatico.

Appennini senza neve, temperature primaverili a gennaio.. È una casualità o dovremo abituarci ad inverni di questo tipo?

“Non solo gli Appennini ma anche le Alpi sono con innevamenti sotto la norma, al contrario dei versanti austriaco e svizzero. Con le temperature attuali la neve, quella poca presente, tenderà a sciogliersi, togliendo quella riserva di acqua di fusione a cui il nostro territorio attinge durante la stagione primaverile estiva. Purtroppo non è una casualità, ma una tendenza piuttosto evidente che si sta verificando negli ultimi anni e che ha un forte impatto sulla nostra criosfera, con effetti positivi di feedback. In parole povere se non ho neve o ghiaccio, che sono bianchi e riflettono per l’80-90% la radiazione solare, il mare o il terreno, che sono scuri faranno aumentare proporzionalmente la velocità di scioglimento di ciò che rimane. Per la siccità, se osservate il monitoraggio del continente europeo, siamo in forte deficit. La Spagna ha già razionato l’acqua in Catalogna dal 2 febbraio. In Italia preoccupa la pianura padana, la Sicilia e il resto del Sud Italia. Se non pioverà nei prossimi mesi, rischieremo una crisi idrica profonda.'

'No, non ci possiamo abituare a questo, anche se in molti tendono, per questioni legate al consenso, a normalizzare la situazione. L’impatto sui sistemi di produzione e sulla vita che conduciamo, è e sarà rilevante. Non è catastrofismo ma mero realismo.”

Il cambiamento climatico spesso può sembrare un qualcosa che non ci riguarda da vicino, nel nostro territorio come lo possiamo notare l'effetto del cambiamento del clima?

“C’è ed è palese nell’aumento delle medie delle temperature, nella diminuzione dei giorni di pioggia e nella distribuzione della stessa in periodi anomali, più specificamente nel numero dei giorni con temperature superiori ai 30°C o nel numero delle famose notti tropicali. Ma latenti anche nei prezzi, nella difficoltà di reperire risorse, nella filiera produttiva, nei costi delle assicurazioni, nei danni creati dai fenomeni meteo, nei costi per mitigare le difficoltà ambientali. Basterebbe chiedere a chi vive di terra, al netto delle baggianate imboccate agli agricoltori. Domandare a chi produce olio, come mai lo scorso anno la produzione è crollata o come mai i produttori di nocciole hanno avuto percentuali elevate di funghi o il cosiddetto “cimiciato”. Basterebbe leggere l’annuario statistico del 2022 dell’ISTAT, che riporta anomalie di temperature rispetto alla “Normale Meteorologica” (detta CLINO) o di precipitazione, dove si evince che parallelamente all’aumento della temperatura media, i valori degli indici di estremi di caldo risultano in aumento, e si rilevano in media 108 giorni con temperatura media superiore ai 25 C°, 15 giorni in più rispetto al valore climatico 1971-2000. Però, a sentire quelli che invece di occuparsi di noi, di territorio, di nuove generazioni, si preoccupano di nuove leggi elettorali, a sentir loro dicevo, non è vero nulla.”

È troppo tardi per risolvere il problema, e quindi dobbiamo adoperarci solo per mitigare gli effetti, oppure siamo ancora in tempo per far tornare tutto come prima?

“Siamo in un ritardo mostruoso e solo perché quello che va fatto è troppo impopolare e chiaramente lede chi vive di consenso. Non ci adoperiamo affatto anzi, creiamo dibattito per ideologia anche quando il dibattito non esiste più. Non siamo in tempo, la situazione purtroppo è destinata a peggiorare e paradossalmente peggiorerebbe anche se smettessimo oggi di emettere gas serra, per una sorta di volano, di inerzia del pianeta. Ahimè, so che sono impopolare ma nulla sarà come prima. Se non facciamo qualcosa ci troveremo di fronte ad una situazione che abbiamo fatto finta di non vedere e che abbiamo relegato, non alla logica, ma al credo ideologico. La terra non riconosce destra o sinistra. Riconosce le leggi della fisica. E noi, in termini di bilanci, le disattendiamo.”

Il miglioramento nasce dai comportanti di tutti noi. Partendo dal nostro territorio in cosa dovremmo migliorare?

“Sappiamo cosa ci aspetta ma non facciamo nulla per mitigare, prevenire, minimizzare. La regola delle 4 R (riusa, ricicla, risparmia, riduci) è sempre valida ma continuiamo a consumare come se avessimo risorse infinite. Per ciò che riguarda noi? No, non ci stiamo adoperando affatto. Tre anni fa il comune di Viterbo dichiarò bipartisan l’emergenza climatica. Avete visto qualcosa in relazione a questo argomento, avete visto caditoie e fossi puliti, bolle di calore in città con alberi piantati? O nuova metodologia di movimento o implementazione del trasporto pubblico? No. Noi addirittura li tagliamo gli alberi. Ci preoccupiamo delle auto quando viviamo in una città a 15 minuti. Spesso quando ne parlo nei miei profili social, ricevo diverse minacce , da gente che, oltre a non capire del tema di cui si sta discutendo, mi attacca in quanto ledo il loro individualismo massivo. Chiunque va contro il loro irrazionale pensiero viene visto come un nemico. Compresa la legge, la magistratura. Basterebbe pensare a Fleximan.”




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