ANNO 16 n° 265
Saperne di auto è il motore dell’uguaglianza? Evo prova a spiegarlo (e a farne parlare) con uno spot
Rubrica 'Pubblicittà' a cura di Elsa Berardi
Elsa
18/12/2025 - 16:58
di Elsa Berardi

Auto Evo5 - Guarda qui lo spot: https://www.youtube.com/watch?v=0DhwC4j50jk

VITERBO - Bella, sinuosa, di grande eleganza e fiduciosa in un acquisto imminente: la cliente di uno store Evo, semplicemente Ilenia Pastorelli, si sta aggirando per l’autosalone. Indisturbata, finché non si affida al venditore designato, cammina titubante e con la schiettezza di qualche dubbio. Dubbi sul funzionamento dell'auto, sui modi di pagamento e sull’alimentazione del mezzo: un occhio strizzato ai soliti pregiudizi… O – più plausibile – la proposta dell’input ironico per affrontarli?

Nell’ultimo spot dell’automobile Evo5, tutto ambientato in un contesto di vendita, un’avventrice disorientata incontra l’addetto che la informa sul modello. Lui, rassicurante e focalizzato sul mero valore della pratica, esaudisce i dubbi dell’acquirente con una proposta di frasi magnetiche, senza tradire apprensione. Lei, a cui la parola “cavalli” non suona famigliare in associazione alle auto, chiede se il prodotto vada “a carote”. Due modelli sicuramente meno attinenti alle contemporanee relazioni buyer-seller, in cui l’acquirente, soprattutto se donna, sembra essere spettatrice di un gioco di luci: nessuna premura o battuta che esuli dal momento, ma solo la demarcazione tra un io convincente e il suo prossimo, confortato.

Ma è questa l’intrapresa che, tra sogni e sacrifici, desideriamo per le nostre attività commerciali? E soprattutto, le donne del nostro quotidiano – dal passato più arcaico alla contemporaneità – si lascerebbero conquistare dai benefit di un prodotto con tale estrema prontezza?

La risposta è nel talento dell’attrice protagonista. Una carriera alle spalle come un oceano: Pastorelli vanta un David di Donatello e numerose collaborazioni televisive di successo, nonché interpretazioni coinvolgenti tra cinema e serie in streaming. Agli occhi attenti di alcune spettatrici – e dei tanto additati spettatori uomini – la sua piacevole veracità è sembrata, tuttavia, poco in vena di replicare agli sminuimenti, soprattutto se relativi alla conoscenza dei motori.

Risulta, infatti, dalle interazioni in broadcasting sullo spot, che l’impatto del suo canovaccio sia stato multiforme: c’è chi, in spazi virtuali deputati, ne ha evidenziato l’efficacia per il brand positioning di Evo, marchio di fama recente; qualcuno ne ha colto le note più goliardiche e altri hanno provato spiazzamento.

Un segnale, insomma, di discussione sulla trasparenza del messaggio, oltre che sul pericolo di svilimento delle donne. Qual è lo spartiacque tra plasticità professionale e interpretazione di ruoli attoriali non sempre propositivi? Lo spot è nelle mani del pregiudizio o può essere un veicolo per sovvertirlo? Nel nostro girato, seppur dimensionato sulla durata del minuto, l’accoglienza in store è più che rapida, e nell’acquirente ha riscontro nell’immediato: teme così tanto di commettere errori di scelta che si affida, giustamente, all’esperienza del venditore.

La sua guida in questi frame, però, si fa strumento della descrizione dell’auto e rischia di banalizzare l’identità dell’avventrice, una donna che non pare erudita sul tema delle automobili: la parodia dello stereotipo può essere una valida soluzione interpretativa, se letta con capacità di sdrammatizzare sul suo impatto; ben altra è la visione di alcuni utenti web, per cui il filmato promozionale sia accostabile a un rafforzamento di queste congetture.

Non serve eliminare una principessa da una fiaba per orientare e promuovere socialmente l’equità, la parità di genere o l’importanza della libera scelta, né può essere fruttuoso dedicarsi ad attività livellate, anche a quelle meno adatte alla soggettività e alle caratteristiche di uomo e donna. È certo, però, che tutti siamo in grado di ricadere nei medesimi schemi, di riproporli, di arricchirli con passaggi sempre più sottili.

“È lo stesso e il diverso”: così il cantautore Ultimo parafrasa la necessità di venirsi incontro, di comprendersi e abbracciare l’altro nei propri confini. Forse, con qualche accorgimento nella nostra decodifica, anche questo spot potrebbe aprire a una risposta: possiamo essere in grado di ricrearne il messaggio, evolvendo da spettatori a commentatori disposti al confronto.






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