

TARQUINIA – La storia di un territorio passa anche attraverso i suoi nomi. È questo il cuore della riflessione di Viviana Bernardo sulla vicenda legata alla denominazione della strada principale di Sant’Agostino, località balneare del Comune di Tarquinia, dove per quasi sessant’anni il nome di Ugo Neri ha rappresentato un punto di riferimento per residenti e frequentatori.

In un intervento dedicato alla memoria del luogo, Bernardo ripercorre il ruolo del pioniere che, secondo la ricostruzione proposta, contribuì alla trasformazione di quella fascia costiera negli anni Cinquanta, quando il territorio appariva ancora poco valorizzato e lontano dai percorsi dello sviluppo turistico.
«Ci sono luoghi che non sono semplicemente zolle di terra, sabbia bagnata dal mare o strade segnate sulle mappe – scrive Bernardo – ma luoghi che incarnano l’anima profonda di una comunità, l’essenza stessa di chi siamo stati e di chi continueremo a essere».
Al centro della riflessione c’è proprio la figura di Ugo Neri, indicato come colui che avviò un percorso di crescita e trasformazione dell’area, contribuendo alla nascita dell’attuale struttura paesaggistica della località. Un legame che, secondo Bernardo, avrebbe trasformato il nome della strada in un elemento della memoria collettiva.
La discussione nasce dalla decisione di modificare la denominazione storica dell’arteria per intitolarla a un ex sindaco locale. Una scelta che l’autrice dell’intervento contesta, ritenendola non giustificata da reali esigenze amministrative e sottolineando come una revisione della toponomastica dovrebbe sempre tenere conto della storia e del rapporto tra un luogo e la sua comunità.
«Una corretta revisione odonomastica – afferma Bernardo – dovrebbe considerare soluzioni commemorative alternative, senza cancellare una denominazione già profondamente radicata nella memoria collettiva».
Secondo la sua lettura della vicenda, il cambio di nome avrebbe rischiato di rappresentare una sorta di cancellazione simbolica della figura di Neri e del ruolo avuto nella nascita e nello sviluppo della località.
A interrompere il percorso di modifica sarebbe stato, come riportato nell’intervento, un vizio di natura procedurale che ha portato a una pronuncia del giudice, riaprendo il confronto sull’opportunità di intervenire su una denominazione storica.
Bernardo invita quindi a guardare alla questione non soltanto dal punto di vista burocratico, ma soprattutto sotto il profilo culturale e identitario: «La storia minuta dei luoghi merita rispetto, perché nelle vicende delle comunità si custodiscono valori e memorie che appartengono a tutti».
Sant’Agostino continua così a interrogarsi sul rapporto tra passato e presente, tra esigenze amministrative e memoria condivisa. Una riflessione che ruota attorno a un principio: i luoghi non sono solo spazi geografici, ma racconti costruiti nel tempo dalle persone che li hanno vissuti e trasformati.