

VITERBO - “Quello del dottor Patrizio Bruni è l’ennesimo accorato appello che tenta di richiamare l’attenzione sullo stato penoso in cui versa la Sanità a Viterbo e nella sua provincia. Con tanta fatica si era riusciti a mettere in funzione la “neurochirurgia” a Belcolle, dopo i numerosi e drammatici episodi che si sono registrati in questi ultimi anni e rimettere in discussione l’esistenza di questa importantissima specialistica chirurgica, concretizza un vistoso “passo indietro” che rammenta gli anni più indigenti della Sanità viterbese”.
Lo dichiara Roberto Talotta consigliere comunale Udc di Viterbo che sottolinea come “la paventata chiusura della neurochirurgia, nel silenzio generale della politica e delle istituzioni, si aggiunge al lungo elenco di carenze, insufficienze e privazioni che stanno subendo le strutture sanitarie pubbliche e private presenti sull’intero territorio provinciale”.
“E’ quanto mai opportuno – spiega - elencarne alcune per dare una dimensione alla gravità del fenomeno: l’ospedale di Belcolle, ad oggi, risulta ancora incompleto nella sua struttura e, paradossalmente, con meno letti rispetto al vecchio ospedale, tanto da causare il ricovero dei malati nei corridoi o in altre divisioni; il personale medico, infermieristico e tecnico è ridotto ai minimi termini; le liste d’attesa si allungano; il pronto soccorso ed altre divisioni ospedaliere sono in forte affanno perché non in grado di compensare il maggiore afflusso di utenza conseguente alla chiusura di molti servizi dei presidi di Montefiascone, Ronciglione, Civitacastellana e Acquapendente; il personale sanitario continua ad essere sottoposto a provvedimenti fortemente penalizzanti che si traducono in meno assistenza e meno prestazioni all’utenza. Sul fronte, poi, della Sanità privata – prosegue - c’è veramente da allarmarsi se è vero, come è vero, che Villa Buon Respiro, Villa Paola e Villa Rosa, tutti i giorni denunciano uno “stato di crisi” che comporta il mancato pagamento degli stipendi e finanche il licenziamento degli operatori, di per se già carenti, mentre altri Istituti evidenziano situazioni difficili che, se non corrette, porteranno ad una forte contrazione delle attività riabilitative, tanto da costringere molte persone, anche le meno abbienti, a sostanziosi esborsi per assicurarsi le cure mediche più elementari'.
Talotta conclude affermando che 'occorre una “terapia d’urto” che solo un serio e concreto impegno politico può migliorare per assicurare il “diritto alla salute” anche ai cittadini viterbesi, soprattutto in questo momento che ravvisa la mancanza di precisi punti di riferimento tanto a livello regionale quanto a livello di Direzione ziendale”.