


VITERBO - ''Sistema sanità, il gap tra la Tuscia e le altre province del Lazio rischia di diventare incolmabile''. E’ quanto dichiara Luisa Ciambella, consigliera comunale del Partito democratico, che con una interrogazione si è rivolta al sindaco Arena, massima autorità sanitaria cittadina, per chiedergli di intervenire e cercare di invertire la rotta.
L'analisi di Ciambella parte dalle classifiche di fine anno sulla qualità della vita stilate da alcuni quotidiani nazionali. Dossier che vedono la Tuscia nelle posizioni di coda per quanto riguarda numero di posti letto negli ospedali e disponibilità di apparecchiature diagnostiche (ultima a livello regionale e sestultima su scala nazionale), affossata anche dall’incidenza record del Covid sulla popolazione (60esima posizione, provincia più contagiosa del Lazio secondo il rapporto di Italia Oggi e Università La Sapienza basato su dati della Protezione civile).
Come se non bastasse, la Tuscia rè stata anche esclusa dal riparto dei fondi regionali per l’abbattimento delle liste di attesa, uno dei problemi atavici della sanità locale, che costringe i cittadini, o almeno quelli che possono, a rivolgersi a strutture fuori provincia anche per gli esami più semplici, e quelli che non possono ad attese estenuanti in attesa del proprio appuntamento. Dei 32 milioni stanziati nel 2020 per l’acquisto di prestazioni sanitarie aggiuntive, alla Tuscia non è arrivato un centesimo. Se non è il colpo di grazia poco ci manca.
''Non le sarà sfuggito – scrive l’esponente dem ad Arena - che a meno che non si tratti di un accanimento terapeutico nei riguardi della sanità della Tuscia, le indagini di Italia Oggi e del Sole 24 Ore ne dipingono un’immagine a tinte fosche. Una cosa desta la mia attenzione particolarmente ed è quella oltre ai ricoveri fuori provincia e fuori regione che si aggiungono alle prestazioni totalmente private, mi colpiscono le liste d’attesa che spesso direttamente o indirettamente ne rappresentano la causa principale. Per questo le chiedo se non ritenga di esperire ogni azione possibile per favorire l’espletamento in questo periodo di emergenza di accertamenti di diagnostica non invasiva in strutture ospedaliere periferiche, penso ad esempio a Ronciglione, per non parlare della possibilità di acquisire pacchetti di prestazioni diagnostiche in strutture private anche nella nostra provincia, come evidenziano le fonti stampa, azione concretizzata in tutte le province del Lazio meno la nostra''.
Tutto questo, secondo Ciambella, potrebbe consentire la riduzione delle attese, dei viaggi della speranza e delle spese dei cittadini in un periodo così drammatico. ''D’altronde – continua sempre rivolta ad Arena - le risorse oltre che dalla Regione, come fatto altrove, possono essere recuperate con una corretta spending review nei bilanci aziendali evitando spese non produttive, non emergenziali, non urgenti. Va tenuto anche presente che servono incentivi al personale sanitario da coinvolgere nell’abbattimento delle liste di attesa come è altrettanto indispensabile impiegare le risorse umane e professionali laddove l’abbattimento delle liste di attesa è più urgente e necessario tenendo conto della riduzione dei ricoveri in questo particolare periodo''.