


VITERBO - Momenti di forte tensione nei giorni scorsi nel quartiere San Faustino, a Viterbo, dove il titolare di un locale di prossima apertura ha denunciato un’aggressione accompagnata da minacce di morte e danneggiamenti. L’episodio sarebbe avvenuto a pochi giorni dall’inaugurazione della nuova attività di kebab.
Secondo quanto raccontato dal commerciante, un 28enne tunisino, tre giovani si sarebbero presentati davanti al locale, ancora in fase di allestimento, assumendo un atteggiamento intimidatorio. La vicenda è stata poi segnalata alla Questura di Viterbo.
Stando alla denuncia presentata dalla presunta vittima, uno dei tre, indicato come un ragazzo di 15 anni, sarebbe entrato all’interno dell’attività impugnando alcune bottiglie di vetro, arrivando a lanciarne una contro un frigorifero appena installato, provocandone la rottura del vetro. Gli altri due giovani sarebbero rimasti all’esterno, uno dei quali avrebbe avuto con sé un coltello da cucina.
Il titolare avrebbe riferito agli agenti di aver ricevuto pesanti minacce, tra cui la promessa di dare fuoco al locale e aggressioni alla sua persona qualora avesse deciso di procedere con l’apertura dell’attività.
La situazione avrebbe attirato l’attenzione di residenti e passanti, richiamati dalle urla e dalla confusione provenienti dalla zona. All’arrivo delle pattuglie della Polizia di Stato, però, i tre giovani si sarebbero già allontanati facendo perdere le proprie tracce.
L’episodio si inserirebbe in un clima di tensione già segnalato dal commerciante: nei giorni precedenti, infatti, avrebbe trovato la serratura dell’ingresso danneggiata, tanto da dover ricorrere all’intervento di un fabbro. Successivamente, sulla serranda del locale sarebbero apparse anche alcune scritte in arabo.
Le indagini sono in corso per ricostruire con precisione quanto accaduto e individuare tutte le persone coinvolte. La Polizia sta lavorando anche per verificare eventuali responsabilità nei precedenti episodi denunciati dal titolare.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano ogni indagato è considerato innocente fino a una condanna definitiva.
Le indagini preliminari non equivalgono a una dichiarazione di colpevolezza.
Il principio è sancito dall’articolo 27 della Costituzione italiana.