



VITERBO - Si è concluso con esito negativo l'incontro previsto dalla procedura di raffreddamento presso il Ministero del lavoro tra Enel e i sindacati di categoria Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil, in rappresentanza dei lavoratori del Gruppo che recentemente avevano dichiarato lo stato di agitazione. In seguito al mancato accordo tra le parti gli stessi sindacati sul piede di guerra annunciano l'intensione di indire uno sciopero generale.
Nella provincia di Viterbo sono circa 250 i lavoratori coinvolti, dislocati in cinque unità operative: Ronciglione, Acquapendente, Tarquinia e Viterbo.
Quello che viene contestato da parte dei lavoratori, e dalla rispettive sigle sindacali, è la decisione di Enel di esternalizzare i servizi, insieme alla rimodulazione degli orari di lavoro e dello smartworking.
'Una proposta inaccettabile - commenta il segretario generale della Filctem di Roma Lazio Alessandro Borioni -. Le attività che il gruppo vorrebbe esternalizzare sono 'complesse', per questo motivo dovrebbero continuare ad essere svolte dal personale del gruppo titolare della concessione governativa. La terziarizzazione delle attività metterebbe a grave rischio la sicurezza dei lavoratori diretti e delle imprese cui verrebbero affidate, diminuendo la qualità del servizio'. Anche la proposta sull'orario di lavoro è stata motivo di scontro: 'Si vorrebbe passare dai cinque ai sei giorni lavorativi - continua Borioni -, ma è solo un tentativo malriuscito di mascherare la carenza di organico e una scelta insensata che peserà sui carichi di lavoro già insostenibili dei lavoratori'.
Pieno sostegno alla vertenza anche da parte della Cgil di Roma e del Lazio, attraverso le parole del suo segretario generale Natale di Cola: “Le decisioni di Enel sono profondamente sbagliate. In assenza di iniziative concrete verso la riconversione ecologica e di governo della transizione energetica, si rischiano gravi ricadute occupazionali sull’intero territorio e sull’indotto. C'è bisogno di un adeguato piano di investimenti e di immissioni di personale che al momento non vengono prese in considerazione nonostante le sollecitazioni delle organizzazioni sindacali'. Pertanto la lotta andrà avanti ed entrerà nel vivo attraverso una mobilitazione generale.