ANNO 16 n° 273
Salotto delle 6: Bottone
''Il giornalismo onesto
di Attilio Bolzoni''
07/11/2012 - 15:48

VITERBO - Sala Conferenza della Biblioteca gremita per il quinto appuntamento del Salotto delle 6.

Trenta anni di “giornalismo onesto”, così Pasquale Bottone nel suo prologo definisce il lavoro di Attilio Bolzoni, cronista de “L’Ora” e oggi inviato di “Repubblica”, il quale tiene subito a precisare che di giornalismo ce n’è solo uno, e quello “disonesto” non si può definire “giornalismo”.

Si parte dall’ultimo libro di Bolzoni, “Uomini soli”, edito da Melampo, in cui si narrano le vite di quattro italiani onesti lasciati soli nel pieno delle loro attività al servizio dello Stato, della giustizia e della verità.

Il primo uomo solo, Pio La Torre, 30 aprile 1982: colpito da un fucile mitragliatore di fabbricazione americana, quasi sconosciuto in Italia. In quell’anno, ricorda Bolzoni, che visse a Palermo dal ’79 al 2004, “L’Ora” non riusciva a titolare i pezzi, se non con dei numeri: in città vennero commessi 151 omicidi, i titoli erano numeri a inchiostro rosso. La Torre aveva una “strana fissazione”: la mafia e i beni da confiscare, si era accorto che i processi degli anni Settanta non stavano avendo successo, perciò la strada giusta doveva essere non solo la repressione ma anche prendere “la roba” della criminalità organizzata.

Tra l’altro, il politico siciliano aveva anche ordinato un’indagine interna sugli agganci delle cooperative rosse con i boss di Ciaculli e Villabate. Stranamente, sottolinea Bolzoni, quelli del suo partito preferiscono ancora oggi dire che al tempo non avevano la consapevolezza del problema di allora. Isolato, solo, abbandonato da subito nel suo Pci, lui che voleva abolire il segreto bancario, lui che intuì la contiguità di mafia e politica, lui che morì perché parlava due lingue, e con autorevolezza e comprensione poteva tradurre il siciliano in italiano a Roma, nel parlamento e dentro il suo stesso partito.

Chissà cosa direbbe oggi nel vedere che nelle botteghe di Libera si vende la pasta fatta col grano di Riina, il vino di Brusca, l’olio di Messina Denaro. Venne messo a tacere. Morì due settimane dopo aver incontrato Spadolini, a cui disse che la mafia era una grave questione nazionale suggerendogli di inviare a Palermo come prefetto Dalla Chiesa, conosciuto nel ’48 a Corleone, quando era comandante delle squadriglie antibanditismo. Un filo diretto tra i due, un filo di morte. Bolzoni si ricorda di dalla Chiesa: mentre arrivava col taxi in prefettura da Punta Raisi, e poi ai funerali di La Torre, con una piazza affollatissima.

Altro uomo solo Dalla Chiesa. Lo Stato lo mandò allo sbaraglio, aveva contro tutti: il sindaco, il presidente della Regione, la borghesia di Palermo, la stampa. Quattro mesi, i famosi 100 giorni, vissuti in solitudine, poi la tragica morte il 3 settembre del 1982.

Bottone sposta l’attenzione a dieci anni dopo, Falcone e Borsellino: possibile che le due stragi ravvicinate siano state solo opera di Totò Riina? Bolzoni risponde facendo riferimento al dvd “Uomini soli” uscito in edicola lo scorso maggio assieme al suo libro con “la Repubblica”, dove si ricostruisce e simula la strage di Capaci e ad un certo punto le telecamere si soffermano su un signore con la mimetica, un colonnello della Marina Militare tra i massimi esperti, che rivela che chi ha operato in quella situazione doveva conoscere la matematica, la fisica, la balistica, l’elettronica: quell’immagine ha spiegato a Bolzoni più di trenta anni di carte lette e rilette.

Contro ogni logica mafiosa l’ideazione di quelle due stragi, continua Bolzoni: nell’82 e nel ’92 la volontà di uccidere è appartenuta ad altri poteri, già al Nord era accaduto con le Brigate rosse e nere. È un’invenzione sbirresca quella dei Corleonesi, un prodotto da laboratorio, anche le trattative vengono raccontate in modo banale, come se fossero cose eccezionali, quando in realtà lo Stato tratta con la mafia da sempre e i momenti di crisi li ha sempre voluti la mafia, mai lo Stato. Non si può essere latitanti dal ’63 al 2006 in casa propria, è assurdo. Come è chiaro che dopo lo sbarco, gli americani scelsero i capimafia da mettere a capo delle città siciliane: fu anche quella una trattativa.

Falcone altro uomo solo: isolato dai colleghi, odiato, sempre bocciato nei suoi ruoli, spacciato, detestato nella magistratura. Sepolto, è diventato un eroe, anche per la politica.

Già nell’89 si era tentato di assassinarlo nella casa in affitto a Palermo con 56 candelotti di esplosivo, per anni si era sospettato che l’attentato fosse stato eseguito da due sub, quindi dal mare. L’indagine poi rivelò la presenza di killer da terra con presenza estranea a Cosa nostra, forse, forse, uomini appartenenti all’apparato statale erano presenti sia via terra che via mare, e pare che questi ultimi abbiano salvato Falcone. Sembra inoltre che i due provenienti dal mare siano poi morti in circostanze non chiare. Addirittura Cosa Nostra ordinò un’indagine interna e l’esito fu che non erano stati loro i mandanti.

Paolo Borsellino, il quarto uomo solo: erede di Falcone, suo testimone, lo sapevano e lo dicevano tutti. “Ho cose da dire” ma la magistratura non lo ascoltò sui fatti di Capaci. Saltò in aria senza mai essere convocato. Chi deve parlare allora? Chi può dire? Il pentito di mafia per Bolzoni può rivelare un dettaglio, molte cose già ce le hanno raccontate. Serve un pentito di Stato, uno che sa.

Il discorso si sposta sulla trattativa Stato-mafia. Secondo Bolzoni, la questione delle intercettazioni di Napolitano ha nascosto un’altra vicenda, e cioè il fatto che Mancino abbia voluto sottrarsi ai suoi giudici naturali tra il 2011 e il 2012, perché non voleva “quelli di Palermo”, ritenendosi al di sopra della legge.

Un tuffo nei ricordi di quando lavorava a “L’Ora”, quando i pezzi venivano dettati a braccio e poi un ritorno al presente: alle elezioni in Sicilia, dove la mafia non si fida di certi politici, in realtà non la mafia non ha colore e si butta dove c’è potere. Ancora, la mafia è cambiata, è profumata, pettinata, politicamente corretta, e il giornalista cita il mancato scioglimento del Comune di Fondi, in provincia di Latina: esiste qualche boss politico, forse, che riesce a condizionare il consiglio dei ministri. La mafia odierna non è quella che si sta processando. E i partiti sono disinteressati alla mafia, se ne occupano solo col sangue caldo e i cadaveri a terra.

Trenta anni di giornalismo racchiusi velocemente in due ore.

L’incontro si conclude con l’auspicio di un pentito di Stato che finalmente parli e la conferma di una costante fiducia nelle istituzioni, nel Paese e nelle persone, nei giovani soprattutto, generazioni strepitose che tanto stanno facendo, come Libera di don Ciotti. C’è ancora un’Italia che cammina con la schiena dritta.






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