

VITERBO – Si allarga l’inchiesta sui sanitari importati dalla Cina e commercializzati come made in Civita Castellana. Oltre all'Althea, una delle più importanti all’importante azienda del distretto, il cui titolare è stato denunciato dai carabinieri e dagli ispettori del ministero del Lavoro per frode in commercio e truffa aggravata all’Inps (aveva messo circa 80 operai in cassa integrazione a zero ore), altri marchi, sembra due o tre, avrebbero architettato truffe analoghe. In qualche caso, i sanitari anziché dalla Cina sarebbero stati importati dal nord Africa e dalla Turchia.
“Le aziende che fanno le furbe in un momento così difficile – dice il direttore di Federlazio Viterbo Giuseppe Crea – devono essere punite. Gli atteggiamenti disonesti – aggiunge – creano danni irreparabili a tutto il distretto ceramico viterbese e alla molte aziende serie che investono in innovazione, design e ricerca di nuovi materiali”. Il direttore di Federlazio sostiene di non aver mai avuto segnalazioni di comportamenti del genere da parte dei suoi assistiti. “Tuttavia – precisa – che a Civita Castellana ci fosse un fatturato superiore rispetto alla produzione era già emerso. Vedremo – conclude – quale sviluppi avrà l’inchiesta”.
Il comparto ceramico di Civita Castellana, il più grande del Lazio e uno dei più importanti d’Italia, in un decennio ha perso oltre 2mila posti di lavoro nel settore stoviglieria. I Sanitari hanno finora retto, ma negli ultimi anni hanno fatto un ricorso massiccio alla cassa integrazione, varie fabbriche hanno chiuso e altre rischiano di saltare. “In una situazione così drammatiica – dice Miranda Perinelli, segretaria provinciale della Cgil -, comportamenti del genere, se confermati, sono ancora più odiosi, perché finalizzati a lucrare sulla pelle dei lavoratori e delle aziende onestd. Il danno causato all’immagine del distretto industriale è incalcolabile – conclude -, spero che le associazioni degli imprenditori tutelino in tutte le sedi i loro associati che stanno spendendo i risparmi di anni di lavoro per salvare l'attività”.
Intanto sono emersi nuovi particolari sulla frode scoperta dai carabinieri. Nonostante la fabbrica coinvolta fosse di fatto di ferma da circa tre anni e gli operai, tra i settanta e gli ottanta, in cassa integrazione, il fatturato aziendale, da un po’ di tempo, era tornato su livelli pre crisi.
Dietro il miracolo, c’era però il trucco: i titolari dello stabilimento importavano sanitari dalla Cina, sui quali era stato stampigliato in modo fraudolento il marchio CE. Una volta arrivati in Italia via mare, attraverso vari porti, tra i quali Napoli e Ancona. I container pieni di water, bidet e piatti doccia vivano poi trasportati in qualche capannone dove ad ogni pesso veniva applicata l’etichetta della casa. Infine, la commercializzazione come sanitari prodotti a Civita Castellana, quindi made in Italy.
Gli investigatori hanno anche accertato che la frode fruttava a chi l’aveva architettata guadagni enormi. I sanitari cinesi venivano infatti acquistati a 15 dollari (circa 11 euro) al pezzo. Dopo il restalingh truffaldino, venivano inseriti nei listini a prezzi simili a quelli degli altri marchi (230-250 euro al pezzo). I loro rappresentanti, però, potevano applicare sconti molto alti e sbaragliare la concorrenza.
Nel frattempo, l’Inps ha pagato oltre due milioni di cassa integrazione ordinaria a suoi dipendenti. Una somma che l’Istituto, secondo quando si è appreso, intende recuperare fino all’ultimo centesimo, compresi gli interessi.