ANNO 16 n° 273
Sale la tensione tra Ankara e Damasco
25/06/2012 - 09:27

Sale la tensione tra Ankara e Damasco, dopo l'abbattimento da parte della Siria di un caccia F-4 turco mentre era in volo nello spazio aereo internazionale. Con la Turchia che invia una nota diplomatica alla Siria. E con la Nato chiamata in causa. Gli sviluppi della vicenda saranno infatti uno dei temi affrontati lunedì a Lussemburgo dai ministri degli esteri dell'Ue mentre martedì si svolgerà un vertice della Nato a Bruxelles. Secondo la portavoce Oana Lungescu, la Turchia «ha chiesto consultazioni in base all'articolo 4 del Trattato di Washington. In base al quale «ciascuno degli alleati può chiedere consultazioni quando ha l'impressione che la sua integrità territoriale, la sua indipendenza politica o la sua sicurezza viene minacciata».

IL RELITTO IN ACQUE SIRIANE- E mentre i tavoli diplomatici e militari si surriscaldano è stato trovato il relitto dell'F-4 in acque territoriali siriane a una profondità di 1300 metri, mentre proseguono le ricerche dei due piloti dispersi, di cui non si hanno notizie ma che secondo la Cnn-Turk si sarebbero salvati. Ankara ha poi avvertito il governo di Damasco di non sfidare militarmente la Turchia. Ankara conoscerebbe coordinate geografiche del relitto: «Sappiamo in quale zona delle acque siriane si è inabissato il nostro aereo, ma non abbiamo ancora potuto trovarlo», ha detto Unal.

IL PUGNO DURO DI ANKARA - «Nessuno può permettersi di testare le capacità (militari) della Turchia», ha detto il capo della diplomazia turco Ahmet Davutoglu, in un'intervista all'emittente pubblica turca TRT. D'altro canto la Siria sostiene che un gruppo di «terroristi è stato intercettato mentre tentava di infiltrarsi dalla Turchia, a Latakia. Alcuni di loro sono stati uccisi, altri feriti e altri ancora sono fuggiti». Lo ha afferma to l'agenzia di Stato Sana, senza però fornire ulteriori dettagli. A smorzare la tensione ci prova però il portavoce del ministro degli Esteri siriani dicendo che la «Turchia non è un nemico». Secondo la rivista statunitense di Relazioni Internazionali Foreign Policy ,l'incidente tra i due paesi non sarebbe abbastanza grave da provocare una reazione armata della Nato. Anche perché la Turchia non ha ancora reso noto i dettagli dell'operazione della missione dell'F-4.

LA CONDANNA DI FOREIGN OFFICE E FARNESINA - Biasimo per l'accaduto è arrivato dalla Gran Bretagna «Scandaloso»: così ha definito l'accaduto il ministro degli esteri britannico, William Hague, secondo cui Londra è pronta a sostenere una «azione energica» nei confronti della Siria al Consiglio di sicurezza dell'Onu. «Sono profondamente preoccupato dalle azioni del regime siriano» e l'abbattimento del Phantom turco sottolinea quanto Damasco «si sia spinta oltre il limite dell'accettabile», ha detto il titolare del Foreign Office, William Hague. Sulla vicenda è intervenuta anche la Farnesina con un comunicato in cui si legge: «Il ministro degli Esteri Giulio Terzi esprime forte indignazione e condanna per l’abbattimento, sopra i cieli del Mediterraneo, di un aereo dell’aviazione militare turca, in volo inoffensivo, da parte della contraerea siriana, sottolineando che l’Italia prenderà parte attiva alla riunione di consultazione chiesta dalla Turchia ai sensi dell’articolo quattro del Trattato Nato fissata per martedì prossimo».

IRAN CERCA DI CALMARE LE ACQUE - L'Iran ha chiesto contenimento ai governi di Ankara e Damasco. In un comunicato diffuso dal ministero degli Esteri dopo un colloquio tra il titolare Ali Akbar Salehi e il collega turco Ahmed Davutoglu, Teheran ha espresso la speranza che Turchia e Siria «risolvano la questione pacificamente per contribuire al mantenimento della stabilità nella regione». Salehi ha quindi chiesto alle due parti «calma», «contenimento» e «pazienza».

RAPITO UN MUFTI - E secondo Damasco i ribelli avrebbero rapito un mufti. «Un gruppo di terroristi ha rapito a Dayr az Zor il Mufti Abdel Qader al-Rawi», lo riferisce l'agenzia di Stato siriana Sana, precisando che «le autorità hanno individuato il gruppo». Al Raui è la massima autorità religiosa musulmana nella omonima regione, nella parte orientale del Paese che confina con l'Iraq.

NAVE RUSSA RIENTRATA - Nel frattempo, sembra essersi concluso un altro episodio che nei giorni scorsi ha rischiato di causare una crisi diplomatica tra Londra e Mosca. Il cargo russo MV Alaed con elicotteri militari destinati alla Siria è giunto al porto di Murmansk, nel nord-ovest della Russia, dopo essere stato costretto a fare un'inversione di rotta al largo della Scozia per la revoca della copertura assicurativa e pronto a ripartire alla volta di Tartus. «È arrivato al porto di Severomorsk di Murmansk dove resterà ancorato», ha riferito l'agenzia Interfax citando un portavoce della flotta russa del nord. Qui isserà bandiera russa al posto di quella delle isole Curacao e dovrebbe quindi ripartire. Martedì scorso, l'imbarcazione è stata costretta a rinunciare alla rotta verso la Siria, poiché bloccata dalla compagnia d'assicurazione, che ha comunicato la revoca della copertura. Il mistero sul carico è stato de facto sciolto dal ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov in persona, che ha confermato che a bordo c'erano due elicotteri siriani revisionati e «sistemi di difesa antiaerea», a loro volta di proprietà siriana, spediti in Russia per la manutenzione.

NUOVI BOMBARDAMENTI - E mentre si susseguono le tensioni diplomatiche, in Siria si continua a morire. È salito ad almeno 63 morti il bilancio delle violenze in corso oggi in alcune regioni della Siria: è quanto ha riferito l'Osservatorio siriano sui diritti umani, precisando che almeno la metà delle vittime appartiene alle forze di sicurezza fedeli al presidente Bashar al Assad. «Questa è stata una delle settimane più sanguinose dall'inizio del conflitto», ha riferito il direttore dell'ong con sede a Londra, Rami Abdel Rahman. «È come una guerra. Alcune volte, quando due paesi sono in guerra, non ci contano venti morti al giorno. Adesso in Siria è diventato normale che ce ne siano oltre 100 ogni girono», ha aggiunto Rahman. Inoltre Dayr az Azor, città a est di Damasco, è «sotto un massiccio bombardamento di artiglieria», mentre a Hama ci sono state oggi sparatorie, e Homs «è stata bombardata ieri». Lo riferisce la missione dell'Onu a Damasco.

corriere.it






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