


VITERBO - Un’inchiesta andata in onda mercoledì 9 aprile nel programma “Fuori dal Coro” su Rete Quattro ha scoperchiato un caso che sta facendo discutere l’opinione pubblica e il mondo ecclesiastico. Al centro della vicenda, il portale online Prayforme, una piattaforma dove numerosi sacerdoti di tutto il mondo offrono, dietro pagamento, prestazioni spirituali come confessioni, assoluzioni, consigli e preghiere.
Il giornalista autore del servizio, armato di telecamera nascosta, si è finto fedele e ha contattato alcuni sacerdoti iscritti al sito. Tra questi, anche don Antonio, sacerdote in servizio a Viterbo, presentato come “Parroco della Basilica di Santa Rosa”. Dopo aver ottenuto un appuntamento, il cronista ha ricevuto una confessione privata, registrata integralmente, e solo al termine si è svelato, chiedendo spiegazioni sul compenso pattuito.
Il sacerdote, colto di sorpresa, ha tentato di difendersi sostenendo che si trattava di un’“offerta”, non di un pagamento. Ma il giornalista ha mostrato le schermate del sito, dove si parla chiaramente di tariffe predefinite per ogni prestazione: dalla preghiera personalizzata alla consulenza spirituale. “Questa non è un’offerta, è una compravendita”, ha ribattuto il cronista.
A commentare con fermezza l’accaduto è stato don Maurizio Gronchi, docente alla Pontificia Università Urbaniana:
“La redenzione è gratuita. Non può esistere alcun tipo di commercio dei sacramenti. Il canone 1380 del Codice di Diritto Canonico lo vieta espressamente.'
La replica della Diocesi di Viterbo: “Mai autorizzato”
Non si è fatta attendere la risposta ufficiale della Diocesi di Viterbo, che ha precisato con fermezza la propria posizione:
“Il sacerdote coinvolto non è Parroco della Basilica di Santa Rosa, bensì Cappellano militare in servizio a Viterbo, quindi sotto la diretta responsabilità dell’Ordinariato militare. Nessuna autorizzazione è stata richiesta né concessa per esercitare funzioni liturgiche in questa Diocesi.”La nota prosegue sottolineando che ogni sacerdote non incardinato nella Diocesi di Viterbo deve ottenere autorizzazione per esercitare il proprio ministero sul territorio.
“Permane l’amarezza per quanto accaduto – scrive la Diocesi – soprattutto in questo tempo giubilare, in cui il sacramento della riconciliazione dovrebbe essere un cammino autentico di fede e speranza, non certo oggetto di mercimonio.”