ANNO 16 n° 227
S.Rosa 2026: dalla prima pietra al 'varo' di Dies Natalis
Una rete di opere e di cuori viterbesi ogni anno lavora intorno alla Macchina di Santa Rosa
Fabio
14/08/2026 - 07:01
di Fabio Tornatore

di Fabio Tornatore

VITERBO - Più di trenta addetti, cinque imprese coinvolte, maestranze e professionisti per la progettazione, l’allestimento, il montaggio, l’illuminazione, le decorazioni: il mondo che ruota attorno alla costruzione della Macchina di Santa Rosa è una rete che lavora nel cuore del simbolo della città di Viterbo, e che pulsa con lo stesso ritmo e con le stesse emozioni dei viterbesi. “Si dice che al terzo anno la Macchina è collaudata, ma è come il varo di una nave, non puoi commettere errori, e sai di aver fatto bene solo quando la Macchina esce sotto gli occhi di tutti” racconta Mirko Fiorillo, costruttore di Dies Natalis “è ovviamente un onore per ognuno di noi, ma c’è tanta adrenalina, e anche un po’ di paura, sicuramente è un’emozione che non si dimentica.

Questa è la seconda macchina costruita dalla mia impresa, e prima ancora abbiamo collaborato con l’impresa Cesarini per diversi anni e diverse edizioni, ma ad ogni trasporto è come la prima volta”. L’impresa Fiorillo, con oltre 50 anni di storia e tre generazioni di costruttori, è stata l’artefice di Gloria, prima di Dies Natalis, e prima ancora ha collaborato per la realizzazione di Fiore del Cielo. “Questa Macchina è stata complessa, abbiamo lavorato molto, aggiustato il tiro, fatto le prove con il traliccio: oggi è una struttura sicuramente collaudata. Sappiamo che lavoriamo sotto l’occhio attento di ogni viterbese, di ogni cittadino di questa città, per un’opera unica al mondo e oggi patrimonio dell’UNESCO”.

Un lavoro che fa rete con i viterbesi, con l’amministrazione, con il Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, in concerto con il progettista, l’architetto Raffaele Ascenzi: come ogni anno la costruzione è seguita con grande interesse, e la partecipazione collettiva di tutta la comunità viterbese, dalla posa della “prima pietra”, quando in piazza San Sisto si posizionano i divieti e arriva il primo camion con le impalcature, poi con la benedizione del Vescovo di Viterbo, con il posizionamento della statua di Rosa, fino alla serata dell’accensione delle luci, per arrivare alla fatidica sera, quella del “varo” della Macchina di Santa Rosa, il 3 settembre. Ogni step è seguito, e accolto, dai viterbesi con adunate di folla, attenzione mediatica e la fascinazione che caratterizza le celebrazioni in onore della Santa dei viterbesi.

“Ognuno di noi, che lavora sulla Macchina, ha un parente, un amico, Facchino, sappiamo di non poterli deludere, per questo ogni fase è attentamente monitorata ed eseguita, dal traliccio in alluminio, che ha richiesto strumentazioni a controllo numerico e addetti altamente specializzati, fino alle mille luci a led e alle 400 fiaccole. Ovviamente dobbiamo ricordare che dietro c’è anche il lavoro degli addetti al settore amministrativo, alla logistica: come a teatro, chi sta dietro le quinte non riceve gli onori della ribalta, ma senza il loro attento lavoro l’opera non potrebbe andare in scena”.






Facebook Twitter Rss