ANNO 16 n° 273
Ruba agli inglesi
bandiera degli Ascari
e dopo 60 anni
la porta al museo
27/11/2012 - 11:46

VITERBO – Ha nascosto in casa una bandiera italiana appartenuta a un reparto di ascari a cavallo che avevano il compito di controllare il confine meridionale dell’Eritrea e dell’Etiopia poi, dopo 60 anni, ha deciso di donarlo al museo storico della fanteria di Roma.

Protagonista della storia è il poeta e scultore Benito Romagnoli, classe 1930, nato in Eritrea e da 34 anni residente a Tarquinia.

Nel 1950 Romagnoli era impiegato nell’amministrazione britannica dell’Eritrea. Curiosando in un magazzino dove gli inglesi avevano conservato alcuni oggetti, scoprì il vessillo contenuto in un cofanetto di legno. Decise di impossessarsene, perché non andasse perduta questa testimonianza dell’amor di patria e dell’eroismo dimostrato dagli Ascari che combatterono durante il secondo conflitto mondiale e anche perché non si compissero vilipendi alla bandiera.

Al termine della giornata lavorativa, poco prima della chiusura dell’ufficio, prese lo stendardo e lo avvolse sul corpo, nascondendolo sotto i vestiti. Riuscì così a portarlo a casa e per tutti questi anni lo ha custodito gelosamente. A distanza di oltre 60 anni da quell’episodio, ha deciso di distaccarsi dal prezioso vessillo che riporta la bandiera italiana con lo stemma sabaudo e un leone rampante con il motto “Fedeli oltre la morte” e le scritte “Commissariato Regionale del Confine Meridionale – Banda dell’Acchelé Guzai”. Il tutto a caratteri ricamati in oro su un tessuto di velluto nero.

Recentemente Romagnoli si è recato a Roma, accompagnato dagli amici Vincenzo Marini e Massimo Stefani, per consegnare il vessillo.

“Non volevo che lo stendardo andasse distrutto – ha spiegato Romagnoli – così me lo avvolsi sul corpo e uscii dall’ufficio senza destare i sospetti degli inglesi. Ancora oggi sono orgoglioso di questo piccolo gesto che è servito a custodire e a non mandare disperso il simbolo della presenza italiana in quella parte dell’Africa. Ringrazio il senatore Luigi Ramponi che si è interessato alla donazione. Oggi – conclude – questo simbolo degli eroici ascari, che combatterono per la bandiera tricolore, ha una degna collocazione nelle sale del museo della fanteria di Roma.”

 






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