


RONCIGLIONE - 'A Ronciglione si stanno predisponendo le condizioni per potenziare l'assistenza sanitaria intermedia con la creazione di una Casa di comunità e di un Ospedale di comunità'. A darne comunicazione è stata la dottoressa Assunta De Luca, direttrice sanitaria aziendale, durante l'incontro promosso con il vice presidente della commissione sanità della Regione Lazio, l'onorevole Angelo Tripodi (FI), dal Comitatato Amici del Sant'Anna lo scorso mercoledì 11 febbraio.
L'occasione, hanno spiegato gli organizzatori, è nata con l'intento di conoscere le iniziative che gli enti preposti alla salute pubblica vogliono attuare per il recupero della funzionalità di questa importante struttura ospedaliera recentemente rinnovata, che raccoglie un bacino di oltre 70mila abitanti della bassa Tuscia.
All'incontro hanno preso parte anche il dottor Giovanni Biancalana, direttore distretto B e C e Luigi Faiola coordinatore Pat e continuità assistenziale del Sant'Anna.
Soddisfatto il presidente del comitato Fabio Trocarelli: 'Le aspettative - ha detto - non sono andate deluse. La direttrice De Luca, ha chiarito punti che il Comitato Amici del Sant'Anna considera vitali in risposta alle esigenze sanitarie di un territorio che soffre un vero abbandono ormai da troppo tempo. Con la creazione di una casa e di un ospedale di comunità diventa più facile seguire i malati generalmente definiti cronici, sia attraverso un'attenzione medica e infermieristica sul territorio, sia operare sul piano di una attenzione di medicina primaria che possa prendere in carico patologie (si suppone anche traumi e urgenze da stabilizzare) di un livello che possa essere 'trattato' in una struttura di medie e piccole dimensioni'.
Da parte del vice presidente della commissione sanità Angelo Tripodi: 'È stato un pomeriggio ricco di spunti quello trascorso oggi a Ronciglione per discutere della situazione dell’ospedale Sant’Anna'-
Troncarelli ha poi sottolineato le difficoltà che da tempo affliggono la struttura nell’assicurare assistenza ad un considerevole bacino d’utenza: 'Dopo l'incontro con i nostri rappresentatnti - ha concluso - esprimiamo soddisfazione nel vedere che anche da parte della politica e della dirigenza tecnica, entrambe coinvolte, si siano immaginate ipotesi di lavoro che cerchino in qualche modo di dare riposte alle necessità di una popolazione sempre più in fase di invecchiamento e con difficoltà derivate da una dispersione geografica che aggiunge maggiori problemi laddove certamente i problemi non mancano. Particolare interesse riveste l' ipotesi che la 'presa in carico' da parte dell'organizzazione sanitaria del singolo malato (ciò che la rende più 'personalizzata') sia realizzata non da un singolo medico ma attraverso AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali) cioè equipe cliniche che seguirebbero il paziente in modo continuato. Pensare per esempio ad un malato oncologico che possa essere seguito in maniera continuativa, domiciliare e con copertura totale nel tempo rappresenta senza ombra di dubbio un passo avanti nella direzione corretta'.
