

VITERBO – ''No. Non riporterò la delibera sul parco tematico 'Roma Vetus' in consiglio comunale. Né comunicherò alla Romapark Srl con una semplice lettera le condizioni che l'amministrazione comunale avrebbe posto per dare il via libera al progetto. Sarebbe inutile, dal momento che i rappresentanti della società mi hanno comunicato informalmente che non avrebbero mai accettato gli indirizzi previsti nello schema di delibera ritirata''. Con queste parole, il sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola ''archivia'', probabilmente in modo definitivo, il progetto che prevedeva la realizzazione di un parco dedicato all'antica Roma, esteso su 108 ettari di terreno. Un investimento, a detta della società che l’ha proposto, di circa 300 milioni di euro, in grado di assicurare lavoro oltre 2mila persone.
Per dimostrare che l’intenzione era seria, la Dongen-Sgps, con sede a Madeira, in Portogallo, una sorta di cassaforte della Romapark (16,5 milioni di capitale sociale), il cui principale socio sarebbe una ricchissima nobildonna del Kwait, ha sottoscritto con i proprietari dei terreni delle opzioni di acquisto di 55mila euro l’ettaro, più al pagamento degli onori fiscali fino a un massimo del 20%. L’investimento complessivo, solo per l’acquisto dell’area, sarebbe quindi ammontato a 5 milioni e 940mila euro. Inoltre, la stessa società si impegna ad assumere, a tempo indeterminato, i componenti della famiglia dei proprietari dei terreni acquistati. Più sale in numero degli ettari ceduti, più crescono le assunzioni. Una vera e propria manna dal cielo per i proprietari dei fondi che, seppur ricadenti nel comune di Tarquinia, si trovano a ridosso di Civitavecchia.
Ricevuta la proposta, il sindaco di Tarquinia aveva fatto preparare una delibera che poneva paletti strettissimi alla Romapark. Tra l’altro, la società avrebbe dovuto fornire ''adeguata prova di aver acquisito l’effettiva e concreta disponibilità dei terreni''; ''aver raggiunto accordo con tutti gli enti a vario titolo coinvolti per la realizzazione del collegamento e dell’adeguamento della viabilità locale esistente e futura, sia su gomma che su rotaia''; ''dare prova di aver i mezzi per assicurare la gestione e la manutenzione delle aree individuate al soddisfacimento degli standard urbanistici, anche successivamente all’esaurimento fisiologico dell’iniziativa''.
Ma il giorno in cui la delibera è approdata in consiglio, nella maggioranza e non solo sono iniziate delle fibrillazioni che hanno indotto il sindaco Mazzola a ritirarla. In molti dicono che lo abbia fatto per il timore che la sua coalizione si spaccasse causando la bocciatura dell'atto. Ma il diretto interessato ha sempre respinto quest'ultima ipotesi bollandola come una ''chiacchiera''.
Infine, la decisione di non portare più in aula l’argomento. Immediata la contromossa della Romapark che, secondo i boatos, avrebbe deciso di spostare il parco sulla Roma dei Cesari ad Anagni. Una località, quest’ultima, che era stata individuata prima di Tarquinia ma che fu abbandonata per delle non meglio specificate ''incomprensioni'' con il sindaco dell''epoca: Franco Fiorito, er Batman di Anagni, finito in galera per aver saccheggiato i fondi del gruppo Pdl alla Regione Lazio. I rappresentanti della società ritengono che, uscito di scena Fiorito, le vecchie ''incomprensioni'' potrebbero essere agevolmente superate.
''Noi – dicono alcuni proprietari dei terreni – non sappiamo come questa storia andrà a finire. Ma se il progetto 'Roma Vetus' dovesse essere effettivamente realizzato ad Anagni, il sindaco Mazzola e la sua giunta dovranno rispondere della grande opportunità fatta perdere al territorio''. A loro avviso, per ''stanare'' la Romapark, il comune avrebbe dovuto approvare la delibera e lasciare ai diretti interessati la responsabilità di non accettare le condizioni poste.