

''Per la Roma Nord-Viterbo, passata solo a inizio 2022 da Atac a Cotral, la soppressione delle corse è un fenomeno che continua imperterrito, e la situazione, pessima già prima della pandemia, con treni vecchi e lenti, in ritardo, è tutt’altro che migliorata, come denunciato dal Comitato Pendolari Ferrovia Roma Nord''.
A dirlo è il Rapporto Pendolaria, il rapporto nazionale di Legambiente sui treni e la mobilità di milioni di persone, che quest'anno è anche una tappa della campagna CleanCitie.
L'analisi di Legambiente sottolinea che nel 2020 sulla Roma Nord ''sono stati oltre 5.000 i treni soppressi, con punte di 100 corse al giorno (sulle 190 totali tra urbane ed extraurbane). Per il 2021 ancora numerose soppressioni, come lo scorso ottobre, con una media di 50 al giorno e punte di 70 treni soppressi''
Il Rapporto Pendolaria ricorda inoltre che ''l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa), proprio pochi mesi fa, ha fatto richiesta ad Atac di capire lo stato sulla circolazione dei treni, e verificare la sicurezza dei mezzi e delle stazioni''.
Più in generale l'analisi di Legambiente mostra una situazione del Lazio, con oltre 500.000 pendolari, seconda Regione per servizio ferroviario complessivo con 1.298 corse giornaliere di treni, ma anche la Regione dove il costo del biglietto è il più basso in assoluto con 2,60 € per 30 km di percorso, e tra quelle che hanno investito di meno, con una spesa per il servizio ferroviario regionale pari allo 0,04% rispetto al bilancio. L'età dei 212 treni del Lazio è di media pari a 16,8 anni, in linea con la media nazionale, e con 1.008 km il territorio regionale è quello con il record di presenza di doppio binario.
''La situazione del trasporto su ferro è determinante per la vita di milioni di persone e per la qualità ambientale del Lazio - ha detto Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio - con numeri enormi di treni e viaggiatori e con tratte dall'enorme potenziale di crescita ma ancora troppi problemi, basti pensare alla situazione nella quale versano Roma-Lido o Roma Nord-Viterbo, oppure all'enorme divario tra i 60 chilometri di metropolitane della Capitale nel confronto con tutte le altre grandi città europee. C'è bisogno di cogliere totalmente l'opportunità straordinaria dei fondi europei per lo sviluppo del trasporto e cercare le risorse necessarie per avviare tutti i progetti oggi ancora in attesa di finanziamento: così possiamo immaginare uno scenario al 2030, dove recuperare parte di quel gap infrastrutturale che riguarda soprattutto Roma, per abbattere l'altissimo numero di vetture circolanti con una poderosa cura del ferro''.