

Tensioni e proteste al concorso per l'avvocatura di Stato a Roma poi sospeso dalla stessa Commissione. Diversi candidati, dopo l'inizio della prova che si stava svolgendo all'Hotel Ergife, hanno protestato contro «irregolarità nelle procedure e poca vigilanza perché - hanno detto - c'era gente che copiava». Durante le proteste, oltre a fischi e urla, alcuni aspiranti avvocati si sono alzati intonando l'inno di Mameli.
I CODICI COMMENTATI - Il trambusto ha avuto inizio intorno alle 15.30 ed è andato avanti per un paio d'ore fino a quando non sono intervenuti polizia e carabinieri per sedare gli animi. A detta di alcuni partecipanti dentro l'Ergife diversi candidati sono riusciti a portare codici commentati (vietati) con tanto di timbro dell'avvocatura, altri hanno denunciato di non aver avuto le buste prima della dettatura delle tracce. Così dopo due ore di trattative la commissione ha annullato d'ufficio la procedura.
LA TESTIMONIANZA - «Al concorso è scoppiata praticamente la rivoluzione, quando si è scoperto che alcuni candidati erano entrati con i codici 'commentati', che non sono ammessi: abbiamo cominciato a chiederci quanti altri candidati fossero riusciti ad aggirare i controlli ed è successo il finimondo». A raccontarlo è uno dei partecipanti al concorso. «Il culmine - aggiunge - è stato quando si è scoperto che alcuni candidati, tra cui la figlia di un avvocato dello Stato, il giorno prima erano riusciti a far entrare un codice 'commentato'. La contestazione è diventata non più arginabile, il presidente non riusciva più a parlare perché costantemente sovrastato dalle proteste e dai candidati che intonavano l'inno di Mameli. È arrivata la polizia che ha iniziato a spingere e strattonare alcuni dei concorsisti, con maniere anche brusche, tanto che viene preso in mezzo pure un disabile. Intorno alle 15.45 - conclude - hanno finalmente deciso di annullare la prova nonostante il presidente avesse dettato una traccia che nessuno era riuscito neppure a sentire». «Già dopo l'identificazione - hanno spiegato alcuni candidati - sui banchi non abbiamo trovato nessuna delle due distinte buste: doveva essercene una con il nome del candidato, l'altra con l'elaborato». Inoltre, mentre la commissione si era ritirata per un'ora a redigere le tracce dei temi, alcuni candidati passeggiavano per i corridoi e addirittura uscivano dalle porte di sicurezza nonostante avessero i sigilli». «Quando - hanno proseguito nel racconto della giornata - dopo un'ora, verso le 13, la commissione è rientrata tra le nostre proteste, ha informato il servizio sicurezza che c'erano circa 200 persone che cercavano di non far proseguire la prova, chiedendo l'annullamento concorso per gravi irregolarità. Ormai quasi nessuno era d'accordo alla prosecuzione e c'erano difficoltà anche per reperire dei volontari tra i candidati per l'estrazione della busta contenente le tracce».
«IDENTIFICATI» - L'Avvocato Generale dello Stato, Ignazio Francesco Caramazza, specifica in una nota che la decisione di sospendere ed annullare la prova in corso è stata presa a causa di «gravi disordini inscenati da una minoranza di candidati che protestavano in modo esagitato contro i tempi eccessivi trascorsi prima dell'inizio della prova (tempi in massima parte dovuti all'appello di ben 975 candidati) allegando anche altre pretestuose lamentele». «La prima prova scritta del concorso a tre posti di procuratore dello Stato bandito con D.A.G. in data 23.11.2011 e che avrebbe dovuto svolgersi in Roma nelle sale dell'Hotel Ergife in data 12.6.2012 - è scritto nella nota - è stata sospesa ed annullata dalla Commissione esaminatrice attesi i gravi disordini inscenati da una minoranza di candidati che protestavano in modo esagitato contro i tempi eccessivi trascorsi prima dell'inizio della prova (tempi in massima parte dovuti all'appello di ben 975 candidati) allegando anche altre pretestuose lamentele. Gli stessi impedivano così il regolare svolgimento della prova nonostante l'intervento delle forze dell'ordine. L'Avvocatura dello Stato si riserva di esperire ogni utile azione contro i responsabili che sono stati identificati».
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