



VITERBO - Dietro il Trasporto della Mini Macchina di Santa Rosa del Pilastro c'è un lavoro che dura tutto l'anno, fatto di organizzazione, responsabilità e soprattutto passione. A raccontarlo è Angelo Loddo, storico capo facchino della Mini Macchina del Pilastro, che da anni dedica tempo ed energie alla crescita dei giovani mini facchini, trasmettendo loro i valori più autentici della tradizione di Santa Rosa.
Per Loddo, il lavoro non conosce soste. «In realtà non si ferma mai – racconta –. Appena termina il Trasporto del 3 settembre iniziamo già a programmare quello successivo. Da giugno entriamo nella fase organizzativa: prepariamo la comunicazione, apriamo le preiscrizioni online, organizziamo i gadget e pianifichiamo ogni dettaglio. Le prove, invece, per noi del Pilastro iniziano il primo lunedì di agosto e proseguono per tutto il mese».
La sicurezza prima di tutto
Se il giorno del trasporto rappresenta il momento più emozionante, dietro c'è un lungo percorso in cui nulla viene lasciato al caso.
«La sicurezza è senza dubbio l'aspetto più importante del nostro lavoro. Sotto le travi ci sono dei ragazzi e ogni decisione viene presa pensando alla loro tutela e a quella del pubblico».
Per questo motivo ogni fase viene pianificata nei minimi dettagli.
«Organizziamo riunioni, definiamo i compiti di ogni volontario e formiamo squadre precise: guide, addetti al percorso, ex facchini. Ognuno ha un ruolo specifico e sa come intervenire in caso di necessità. Vogliamo regalare un trasporto emozionante in onore di Santa Rosa, ma sempre con la sicurezza al primo posto».
Lo spirito di squadra nasce dall'esempio
Secondo Loddo, essere capo facchino significa prima di tutto essere un punto di riferimento.
«Un capo non deve limitarsi a dare ordini, ma deve farsi seguire con l'esempio. Durante le prove alterniamo il lavoro ai momenti di gioco e condivisione. I bambini devono sentirsi ascoltati e parte integrante del gruppo».
Spesso, racconta, sono proprio i più piccoli a sorprendere gli adulti. «Ci danno idee, suggerimenti e ci insegnano tante cose. Il messaggio che cerchiamo di trasmettere è semplice: la Mini Macchina si muove solo se tutti lavorano insieme. Da soli non si va da nessuna parte».
«Il Trasporto è una metafora della vita»
Per il capo facchino del Pilastro, il valore educativo della Mini Macchina è forse l'aspetto più importante.
«Il Trasporto di Santa Rosa è una grande metafora della vita. Insegna il sacrificio, la fatica, l'impegno e la determinazione necessari per raggiungere un obiettivo. Sono insegnamenti che i ragazzi porteranno con sé nello studio, nel lavoro e nella vita».
Ogni anno Loddo dedica particolare attenzione anche ai temi dell'inclusione. «Cerco sempre di lanciare un messaggio contro il bullismo e ogni forma di discriminazione. Quando indossano la divisa sono tutti uguali: non esistono differenze di nazionalità, carattere o condizione sociale. Sono tutti facchini di Santa Rosa. Accogliamo chiunque, anche ragazzi con difficoltà, perché vogliamo dimostrare che solo restando uniti si possono realizzare grandi imprese».
«Santa Rosa è la mia forza»
Il legame con la Patrona di Viterbo accompagna Loddo fin dall'infanzia.
«Santa Rosa è un punto di riferimento costante nella mia vita. Nei momenti difficili mi ha sempre dato forza e speranza. Provengo da una famiglia profondamente devota: mio padre è stato capo facchino per cinquant'anni e ancora oggi presta servizio come volontario al monastero».
Una devozione vissuta con semplicità. «Ogni giorno ringrazio Santa Rosa per ciò che mi ha donato, soprattutto per la mia famiglia e per tutto quello che ho avuto la fortuna di vivere».
Fede, orgoglio e amore
Tre parole bastano a Loddo per descrivere la sua esperienza con la Mini Macchina.
«Fede, perché tutto nasce dalla mia devozione per Santa Rosa. Orgoglio, perché vedere i miei mini facchini affrontare il Trasporto con coraggio è una soddisfazione immensa. E amore, perché questa esperienza rappresenta il legame con il quartiere del Pilastro, dove sono nato e cresciuto e che considero ancora oggi la mia casa».
«Mi chiamano semplicemente Angelo»
Essere il capo facchino della Mini Macchina del Pilastro significa anche raccogliere un'eredità familiare.
«Porto avanti l'amore per Santa Rosa che mio padre mi ha trasmesso e che oggi cerco di trasmettere ai più giovani. Con i ragazzi non mi comporto come un capo: mi chiamano semplicemente Angelo ed è così che voglio essere ricordato».
Per Loddo mantenere viva la tradizione significa custodire l'identità stessa della città.
«Ognuno deve fare la propria parte. Io sono orgoglioso di poterlo fare attraverso la Mini Macchina del Pilastro. So che arriverà il momento di lasciare spazio ai più giovani, ma finché sarò qui continuerò a metterci tutto il mio impegno».
«Chi indossa questa divisa resta facchino per sempre»
Il messaggio finale è rivolto ai bambini che si preparano a vivere il Trasporto.
«Chi indossa questa divisa, anche una sola volta, resta facchino di Santa Rosa per sempre. Ai veterani chiedo di essere un esempio per i più piccoli, così come i facchini più anziani lo sono stati con loro. A chi debutta quest'anno dico di vivere ogni momento con entusiasmo, perché entrerà a far parte di una famiglia straordinaria».
Quest'anno, però, il Trasporto avrà anche un significato personale. «Sarà l'ultimo insieme a mio figlio Lorenzo, che ha deciso di lasciare la trave. È un momento che mi rende orgoglioso e che rappresenta il senso più autentico di questa tradizione: trasmettere valori, esperienze e passione alle nuove generazioni, con l'augurio che un giorno possano entrare anche loro nella grande famiglia del Sodalizio Facchini di Santa Rosa».
Il capo facchino della Mini Macchina del Pilastro racconta il lavoro che accompagna il Trasporto di Santa Rosa: «Sicurezza, fede e spirito di squadra sono i pilastri della nostra missione. Chi indossa questa divisa resta facchino per sempre»