



VITERBO – Il professore Antonio Rizzotto è il nuovo direttore sanitario della Asl di Viterbo. Il commissario straordinario, Egisto Bianconi, ha ufficializzato la nomina del già primario di Urologia a Belcolle e direttore del dipartimento medico chirurgico e dei percorsi integrati. Abbiamo raggiunto Rizzotto per raccogliere le sue prime dichiarazioni da Direttore Sanitario.
Quale è stata la sua reazione all'incarico che le è stato affidato?
Sono onorato dell'incarico e della fiducia nei miei confronti. Ringrazio il commissario Egisto Bianconi, con cui, sin dai primi giorni del suo insediamento, mi sono trovato sulla sua stessa lunghezza d'onda. Abbiamo le stesse idee sulle soluzioni da apportare al sistema sanitario locale per risolvere dei problemi che aggravano l'apparato. E' un incarico che mi fa anche un po' tremare. Avendo la responsabilità anche di altri compiti, ce la metterò tutta per svolgere le nuove mansioni, senza lasciare indietro i miei malati urologici.
Da direttore sanitario, quali saranno gli aspetti su cui si focalizzerà?
La parola d'ordine sarà razionalizzare. Tramite la razionalizzazione delle risorse che abbiamo a disposizione, cercherò di porre rimedio a due problemi che affliggono l'azienda sanitaria locale: l'affollamento del pronto soccorso di Belcolle e la lunghezza delle liste d'attesa ambulatoriali e chirurgiche.
Per quanto riguarda il pronto soccorso stiamo lavorando alla realizzazione di una corsia preferenziale per ricoverare i pazienti fragili e pluripatologici, con la collaborazione dei medici di famiglia e le UCA (unità di continuità assistenziale). Potremo cogliere i momenti in cui questi pazienti più deboli potrebbero avere bisogno di cure, nei casi in cui sarà possibile adoperandoci per interventi domiciliari, in quelli in cui sarà necessario il ricovero, evitando di transitare dal pronto soccorso. Faremo in modo che il pronto soccorso ritorni a svolgere il ruolo che dovrebbe avere nel servire emergenze, soprattutto con l'arrivo della stagione invernale che generalmente corrisponde ad un maggiore accesso negli ospedali.
Passando alle liste d'attesa ambulatoriali e chirurgiche, il covid negli ultimi anni ha creato un grosso scompenso. Dovremo riuscire a distinguere la routine mensile dall'arretrato. Per 3 inverni consecutivi abbiamo operato solo tumori e fratture, le patologie benigne sono state messe da parte. Ora ci troviamo di fronte ad una lista d'attesa con enormi ritardi. La razionalizzazione delle risorse e dei poli ospedalieri sarà il modo per venirne a capo. Per esempio ridefinendo l'ospedale di Tarquinia in un polo di ortopedia protesica e di riabilitazione, come voluto dal Commissario e dalla regione Lazio. Non si tratta solo di chiedere medici ed infermieri in più, ma di utilizzare al meglio le risorse che abbiamo.