ANNO 16 n° 272
Rivoluzione 2020: i giovani
Una generazione messa al tappeto dai pregiudizi, in lotta contro il Covid
08/12/2020 - 06:46

Di Michela Mignozzi

VITERBO - Il 2020 è iniziato con fuochi d’artificio, brindisi, abbracci e divertimento in tutta Italia. Un nuovo anno di buoni propositi ma senza farsi mancare il divertimento. Un nuovo anno stroncato sul nascere, perché tre mesi dopo gli italiani si sono trovati obbligati a rimanere chiusi in casa per via di una pandemia mondiale: il Sars-Cov-19.

La nuova generazione si è trovata incollata ad un pc, tutti i giorni e tutto il giorno, per seguire la didattica a distanza. Didattica all’avanguardia, se solo avessero tutti le capacità e le possibilità, non solo economiche, di poter seguire le lezioni. Si sono ascoltati migliaia di professori per aiutarli nell’insegnamento, per dargli disponibilità in ambito informatico, gli sono stati offerti corsi di apprendimento riguardo le piattaforme online per poter condividere le lezioni, i PowerPoint o video didattici. Ma gli studenti? Quando i ragazzi chiedevano una pausa o si lamentano del sovra carico qualcuno li ha ascoltati? Oppure si pensava che fossero solo scuse per non studiare?

Ci sono stati giorni, se non settimane, in cui le lezioni sono state sospese all’inizio della pandemia, ciò vuol dire che il programma non è andato avanti e gli insegnanti hanno perso ore: a quanto pare il metodo migliore è stato quello di velocizzare le lezioni e caricare di compiti per casa. Non si parla di una sola materia ovviamente, ma di tutte; immaginate perciò uno studente, abituato alle 30 “paginette” per la settimana a seguire che, tutto d’un tratto, si è ritrovato con 2 o 3 capitoli da studiare per pochi giorni dopo.

Una rivoluzione che ha portato ogni studente ad adottare un nuovo metodo di studio e per chi, come molti, non ce l’ha fatta si è ritrovato solo con dei crolli emotivi, causati anche dall’età adolescenziale. Non si nega che dopotutto sono stati ricevuti aiuti da parte di alcuni professori per i propri alunni, ma “da alcuni” non significa “da tutti”.

Pensate alle classi quinte dei Licei o delle Superiori, che hanno affrontato un esame a dir poco facile, con una commissione strettamente interna, senza nessun bocciato. Ovvio, perché il primo quadrimestre ha avuto quasi valore zero, in quanto lo studente non meritevole di buoni voti fino a gennaio, avrebbe potuto recuperare più facilmente senza la didattica a distanza, perciò non sarebbe giusto bocciare qualcuno che avrebbe potuto recuperare, no? Però si possono caricare di studio tutto quanti, perché stando a casa, cos’altro possono fare se non studiare?

Ormai ciò che si vede di questi ragazzi è che vogliono solo divertirsi, che non studiano, che se uno di loro sarà a capo del nostro governo allora stiamo messi male. Nessuno pensa mai che sono loro, a cui si insegna poco e niente della vita e di ciò che gli spetta, che dovranno riportare il paese in alto per colpa di chi, oggi, lo sta portando in basso. Invece di non avere speranza in loro, bisognerebbe aiutarli a capire come funziona “là fuori”, dove non ci sono le braccia dei genitori a proteggerli e non ci sono interrogazioni di recupero per rimediare agli sbagli.

La quarantena, inoltre, ha lasciato dei segni sulla salute dei più giovani sia a livello fisico, sia a livello mentale. Questo è quanto emerge dalla ricerca condotta su circa 700 adolescenti dalla SIMA insieme al laboratorio Child in Mind lab della facoltà di Psicologia dell'Università Vita-Salute San Raffaele. “I dati raccolti mostrano un’alta incidenza di problematiche legate all’ansia; in particolare, se si considera la scala di ansia generalizzata, più di un quinto del campione presenta sintomatologia clinica o borderline - afferma la dottoressa Pozzobon -. Inoltre, i dati attestano che a livello emotivo l’impatto sia stato maggiore negli studenti delle scuole medie e superiori”.

Con il passare dei mesi, il lockdown totale svanisce. Si può uscire, trovare i congiunti e per fino andare a bere nei pub o bar la sera fino a tardi. Un salto di qualità! Dopo due mesi, rinchiusi in casa, ci si può divertire con obbligo di mascherine e di distanziamento. Poi arriva l’estate e con la mascherina sul viso non si riesce a respirare, quindi dopo mesi imprigionati in quattro mura e con un virus mortale in atto, il governo oltre ad approvare la possibilità di andare in vacanza, decide di far riaprire le discoteche, luoghi in cui ci si assembra per ballare.

Ci sono state spiagge affollate e non controllate, centri commerciali pieni, Roma invasa da persone e turisti e dopo assembramenti su assembramenti, la colpa per la crescita della curva epidemiologica va ai giovani e in particolar modo a coloro che sono andati in discoteca.

L’estate, infatti, ha svolto un ruolo cruciale in quanto ha consentito di poter passare del tempo all’aperto, svolgendo attività non del tutto usuali come andare al mare, viaggiare e conoscere nuove persone. Tutte attività che risultano di fondamentale importanza, soprattutto dopo un periodo passato in luoghi chiusi, senza particolari contatti sociali al di là del proprio nucleo familiare e nel clima d’allarme della pandemia.

“Settembre, in vista un nuovo lockdown: i giovani non hanno rispettato le regole”.

“Alla luce dei recenti nuovi casi ‘da rientro’, è bene ricordare che colpevolizzare i giovani è un errore - segnala la dottoressa Pozzobon -. ll senso di colpa infatti può avere un impatto emotivo consistente, soprattutto se associato all’idea che i giovani, post vacanze, siano i ‘portatori’ del nuovo coronavirus”.

Nonostante gli Italiani si siano divertiti durante l’estate, “i colpevoli” ancora non sanno come rientreranno a scuola. Solo a fine agosto si sono avute notizie su obblighi, date e ingressi scaglionati. La novità più grande però, che nessuno si sarebbe mai aspettato, è l’introduzione dei banchi con le rotelle.

Ci sono innumerevoli scuole che prima della pandemia non avevano né banchi né sedie per i propri studenti; ora, grazie a dei finanziamenti, le scuole avranno banchi con rotelle nelle aule e banchi con le sedie nei cortili, buttati. Foto e video di montagne di legno, anche nuovo, gettati dietro ad un edificio. Uno spreco assurdo.

Per non parlare dei poteri magici che gli stessi giovani dovrebbero avere: “Perché uno studente che ha la febbre e non sa di averla, non deve salire sull’autobus o stare in fila, insieme ad altre centinaia di ragazzi, davanti alla scuola. Sarebbe un enorme rischio.”

Quindi i contagi aumentano giorno dopo giorno, i mezzi pubblici che ragazzi e adulti prendono, sono ripristinati all’ 80%; ciò significa che in un treno, ogni 4 posti 1 deve essere lasciato libero. Di conseguenza, in media, uno studente ha meno di mezzo metro di distanza da tutte le persone che incontra nel tragitto da casa a scuola, nonché possibili positivi; si è, inoltre, consapevoli che fuori la scuola si creano assembramenti di centinaia di studenti, tra chi aspetta l’autobus o il treno e chi è appena uscita dall’istituto. Dopo tutto questo rischio, a cui gli studenti sono sottoposti, riaprire al 100% della presenza è stato un bene necessario dopo 4 mesi di didattica a distanza forzata.

Stranamente i contagi sono radicalmente aumentati, con l’inizio delle scuole. A rimetterci, senza volerlo, sono stati tutti i componenti scolastici, non solo studenti e docenti.

La notizia dell’ultime ore: “Scuola aperta fino a luglio e lezioni di sabato: il piano Azzolina. Ok dei sindacati”

Avete dato loro i banchi con le rotelle, ora donate loro aria condizionata. Le aule affollate di studenti, con la mascherina e il caldo di fine giugno. Nel Sud si arriva oltre i 30-35°C, come potranno stare più di 20 ragazzi in aula, senza aria condizionata?

I ragazzi non sono oggetti, sono persone con idee, spesso fantastiche. Perché non chiedere loro opinioni? Perché non farsi aiutare dai diretti interessati? Date loro la possibilità di parlare, a volte possono stupire.






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