

ACQUAPENDENTE - Riceviamo e pubblichiamo da meetup Acquapendente e alta Tuscia cinquestelle:
Talete: siamo sicuri che il bilancio di questa società sia in attivo?
E se fosse realmente in attivo, perché chiedere aiuto ad Acea?
Il comitato ''Non ce la beviamo'' il giorno 23 gennaio 2017 alle ore 15,30, presso il comune di Viterbo, ha organizzato un incontro contro la privatizzazione dell’acqua coinvolgendo tutti gli amministratori locali; purtroppo scarsa è stata la partecipazione di sindaci e consiglieri.
In particolare, stranamente assente il sindaco di Acquapendente e la sua amministrazione; diciamo stranamente perché durante il primo consiglio di insediamento il primo cittadino ha mostrato interesse per la tematica ''Acqua Pubblica'', dando mandato al consigliere Solange Manfredi per trovare possibili soluzioni contro la privatizzazione di questo bene comune. Anche Solange Manfredi non ha partecipato all’incontro: che abbia cambiato idea?
L’obiettivo dell’incontro è stato quello di far capire ai sindaci e agli amministratori che la scelta di far entrare Acea in Talete non è una soluzione per i problemi economici di quest’ultima; inoltre, l’entrata di questa società creerebbe ulteriori disservizi ed aumenti delle tariffe già comprovati dagli 82 comuni del frusinate.
Con l’entrata di Acea, il bene acqua viene privatizzato; l’interesse da parte di Acea è solo quello di fare profitto solo a vantaggio della società e non dei cittadini.
La privatizzazione non è necessaria, non la chiede neanche l’Europa, che lascia agli enti la possibilità di scegliere come gestire i servizi pubblici locali.
Alla privatizzazione del servizio si contrappone la legge regionale n.5 del 2014, votata all’unanimità dal consiglio regionale e mai applicata per la mancata approvazione dei bacini idrografici.
Questo provvedimento importante introdurrebbe un nuovo modello di gestione con la creazione di consorzi di comuni che, seguendo i bacini idrografici ottimali, gestirebbero l’acqua.
Così facendo non sarebbe necessaria la privatizzazione con Acea e verrebbe a decadere la funzione di Talete. Ogni comune si riapproprierebbe della gestione dell’ acqua.
Alla domanda: si può uscire da Talete? La risposta è: sì, solo se si vuole.
Le soluzioni i sindaci ora le hanno, devono soltanto metterle in pratica; come prima cosa possono chiedere al presidente Zingaretti di smettere di temporeggiare e di stabilire finalmente i bacini idrografici. Come mai il Presidente della regione Lazio non ha ancora fatto questo passo? Ci sono forse direttive dall’alto che Zingaretti deve osservare in contrapposizione alla volontà popolare espressa con il referendum del 2011?
I sindaci, ed in particolare il sindaco di Acquapendente che è stato votato anche da coloro che tutt’oggi chiedono di tornare alla gestione pubblica dell’acqua, devono far pressione nelle sedi opportune e far valere la volontà popolare e non quella del loro partito. E’ giusto che il sindaco non si muova da solo in questa battaglia, ma il fatto di non presenziare alla riunione del 23 gennaio non è forse espressione di scarsa volontà nel condividere un percorso comune con quei comuni che invece coraggiosamente difendono il diritto all’acqua pubblica? Oppure pensa di farsi ancora abbindolare dalla soluzione trovata dal comune di Napoli che ha avuto dinamiche completamente diverse da quelle laziali?
Bisogna agire e immediatamente, considerando che a fine mese ci sarà un incontro fra i sindaci dell’Ato per essere informati sulle richieste da parte di Acea.
Visti i tempi molto stretti, chiediamo al sindaco di indire il prima possibile un incontro pubblico per conoscere la volontà del consiglio, espressione della cittadinanza del comune di Acquapendente, riguardo alla problematica.
Ricordiamo al sindaco che non può prendere da solo decisioni riguardo all’ingresso di Acea in Talete. Talete è una società partecipata in house: con l’entrata di Acea cambierebbe l’assetto societario che, secondo il regolamento, deve essere votato dal consiglio comunale.