ANNO 16 n° 275
Ritrovata antica bolla
di papa Giovanni XXI
Il documento del XIII sececolo venne
inviato da Viterbo al primate d'Inghilterra
13/11/2011 - 04:00

VITERBO – Una bolla di papa Giovanni XXI, al secolo Pietro Ispano, che detta regole sui benefici ecclesiastici, inviata da Viterbo al primate d’Inghilterra, è stata ritrovata all’interno di un volume di medicina del ‘500. Era stata utilizzata come imbottitura della copertina del volume medesimo. L’importante documento del XIII secolo è conservato nella biblioteca, ospitata nella sala dei dottorandi del rettorato dell’Università di Perugia.

Pietro Ispano, nato a Lisbona, in Portogallo, tra il 1210 e il 1220, fu eletto papa da un conclave che si riunì nel palazzo episcopale di Viterbo, probabilmente il 16 settembre 1276, per scegliere il successore di Adriano V. I membri del collegio cardinalizio presenti sarebbero stati solo 9.

Il nuovo pontefice fu intronizzato nella cattedrale di SanLorenzo a Viterbo il 20 settembre e prese il nome di Giovanni XXI. I primi due mesi di pontificato sono quelli di maggior attività della cancelleria papale. Uno dei primi atti di Giovanni XXI fu la riforma delle procedure per l'elezione del papa. Subito dopo ordinò l'istituzione di un tribunale canonico che appurasse le responsabilità degli abusi verificatisi nella Curia durante la 'sedis vacatio'.

Ma la sua morte inaspettata e sospetta impedì la promessa riforma del conclave. Nove mesi dopo, infatti, si verificò il crollo di un tetto o di una parte dell'appartamento papale che lo travolse. Estratto vivo dalle macerie, morì sei giorni dopo. Fu sepolto a Viterbo e la sua tomba, in un primo momento posta nella navata sinistra della cattedrale di San Lorenzo, spostata in seguito sul lato sinistro dell'entrata per poi essere ultimamente trasferita di nuovo nella navata sinistra, riporta l'iscrizione: 'Ioannes Lusitan. XXI. Pont. Max. Pont. sui Mens. VIII. Moritur. M.CC.LXIIII [!]'.

I cronisti contemporanei sfruttarono la morte accidentale del papa, creando una leggenda nera intorno ad essa: la descrissero infatti come il castigo divino per non avere apprezzato i religiosi (questo sostennero, per esempio, i Domenicani), o per la magia cui si dedicava, o per la sua cattiva condotta, o per non aver rispettato le decisioni del concilio, o infine perché si vantava di aspettarsi di vivere molto a lungo.

Pietro Ispano è l’unico papa di cui Dante, nella “Divina Commedia” (“Paradiso”, XII, 135), tesse le lodi.






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